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Cosmo Infelice

PRESENTAZIONE

La città di Lucca, eletta dal  nostro amato maestro Ivan Illich  a ultima patria ideale della sua vita, fu a suo tempo prescelta quale sede del G8+ 5, sezione tematica su "Scienza e tecnologia" . Il vertice , programmato dall' 11 al 14 giugno , come si sa è stato poi  "strategicamente" trasferito  a Lesmo, dal 25 al 28 giugno, nel cuore della Brianza, in una villa di proprietà Fininvest, destinata a sede della fu-tura Università del pensiero liberale (difficile capire , anche in questa caso, se trattasi di strategia privata o di strategia governativa, la famosa "anomalia" italiana, appunto…). Lo "scippo" ha irritato i nostri amministratori locali , ma non per tutti si tratta di un'occasione mancata:  il virtuale evento "lucchese" ha infatti catalizzato riflessioni e iniziative di molte forze attive sul territorio, forze variamente critiche dell'attuale modello di organizzazione socio-economica. Come leggere, in questo panorama del presente, e attraverso le inequivocabili linee di crisi epocale, la funzione della ricerca  scientifica e la portata delle sue applicazioni tecnologiche?

Tra le forze convenute alla discussione di questo focus,  il gruppo di letture illichiane  Il granchio di Kuchenbuch. Il gruppo, già promotore di vari incontri pubblici di formazione , ha deciso di raccogliere parte del proprio materiale di riflessione nella presente pubblicazione, arricchita da generosi e importanti contributi di ricercatori, docenti, operatori e militanti; altrettanti percorsi di pensiero e di azione che entrano in feconda dialettica con i nostri percorsi tematici  (lo stesso vale per la Cooperativa editoriale l'altrapagina), fermo restando che le affermazioni dei singoli autori non impegnano a nessun titolo le posizioni e responsabilità del gruppo curatore. La pubblicazione, per quanto velocemente  concepita e realizzata, segnata dagli ovvii limiti della programmazione "occasionale", è naturalmente maturata da una rigorosa ricerca di riappropriazione critica del reale, a partire dalla "base" . Così il testo si pone come uno strumento di primo approccio a una serie di tematiche "scottanti”: nanotecnologie – crisi climatica – crisi alimentare – agrocombustibili – ecocapitalismo- nucleare e livello di radioattività nell’ ambiente – robotica – genetica – nuove armi letali – rischio globale etc.

L'eterogeneità degli argomenti affrontati (dal post-umano alle "toilettes secche", dalle nano-tecnologie all'elogio della bicicletta…) rimanda ad una visione integrata oggi più che mai necessaria. Come dicono i francesi, "tout se tient". L'entità globale delle questioni in gioco, l’interconnessione di tutti i processi e i rischi impongono un passo ampio di visione. Il sistema capitalista, connotato nel corso degli ultimi due secoli in senso tecnocapitalista, produce "anticorpi" alle proprie disfunzioni (dal luddismo all'attuale eco-capitalismo), ma anticorpi troppo deboli, soluzioni spesso segnate da insufficienza di analisi e comunque ad oggi perdenti. Un aforisma africano avverte che se di notte devi andare nella foresta per procurarti un tronco di albero, devi porre attenzione a non confondere l'albero con la gamba di un elefante… Ovvero l'importanza di una revisione critica delle premesse di sistema, la necessità di un riconoscimento delle nuove soluzioni/trappole globali, di una ricerca di nuovi possibili paradigmi, esperienze realmente alternative quali fioriscono in nicchie locali (ma non localistiche), in zone "appartate" (ma non marginali).  Ricordando sempre che nessun cambiamento profondo su larga scala può aver luogo senza partire da un personale cambiamento interiore: sii tu stesso il cambiamento che vuoi per il mondo, come Gandhi ci insegna.

Ciò che intendiamo fornire, attraverso questa  "agenda" indicativa e non certo esaustiva, è un' occasione di pensiero dialogico,  un "esercizio integrato" che incrocia tante voci, innestando "corti circuiti" ideali, anche tramite i box inseriti nel testo, talora a scelta dei rispettivi estensori dei saggi, talora da noi liberamente associati.

L'auspicio, ben oltre il nostro limitato intervento,  è quello di un dialogo che si faccia ogni giorno più meditato e partecipato, sino a raggiungere l' altra parte, la parte di quei "poteri forti" (trasversali alle caste politica, economica, mediatica…) che si autoproclamano democratici ma che di fatto sono sempre più sganciati da ogni controllo di base; una base che, a sua volta, è troppo spesso latitante, dispersa, strumentalizzata, insoddisfatta eppure acquiescente, incapace di incidere su un reale cambiamento della così detta classe dirigente, e sulla riconfigurazione delle dinamiche strutturali del vivere comune.      

Grazie a queste dinamiche , spesso perverse, la nostra esistenza - che molte conquiste civili, politiche, culturali, scientifiche parevano avere reso tanto più nostra -  sembra invece sfuggirci di mano: la nostra esistenza e, insieme, la salvaguardia del cosmo e dell'orizzonte creaturale. Un cosmos ferito che, come la meditative rose di Salvador Dalì, ci guarda e ci interroga.

Siamo  ancora capaci di corrispondere allo sguardo del cosmo? Quel cosmo tragicamente eppure ancora gioiosamente bello, nonostante il disordine che vi abbiamo introdotto, forse addirittura più bello, nella sua resistenza  capace di riorganizzarsi ed evolvere in nuove forme, capace di compensare i nostri errori, di metabolizzare, sin dove sarà possibile, la novità e l'irrequietezza  del  "fattore umano".

Il granchio di Kuchenbuch
Lucca, marzo 2009


Newsflash

NARRAZIONI MITIZZATE SUL VENEZUELA

 

NARRAZIONI MITIZZATE SUL VENEZUELA

A PROPOSITO DELL'ARTICOLO DI ASCANIO BERNARDESCHI RIPORTATO IN SINISTRA IN RETE DEL 25 MAGGIO 2018 COL TITOLO IL VENEZUELA TRA FICTION E REALTA' E LEGGIBILE QUI: https://www.sinistrainrete.info/estero/12381-ascanio-bernardeschi-il-venezuela-fra-fiction-e-realta.html?acm=365_624&utm_source=newsletter_624&utm_medium=email&utm_campaign=newsletter-sinistrainrete

Ascanio Bernardeschi in questo testo afferma: “dobbiamo stare dalla parte della rivoluzione”. Giusto, ma quale rivoluzione? Quella chavista o quella dei suoi successori?  E senza esercitare uno spirito critico che la aiuti ad evitare errori e deviazioni? L’articolo contiene varie informazioni che condivido ma che trovo in molti punti troppo sommarie e in altri scorrette, aderenti a una narrazione ufficiale e prive di una ricerca seria di riscontri. Procedo molto sinteticamente correggendone alcune e introducendo qualche dato “dimenticato”.

Da un punto di vista geografico, Cuba e Haiti non sono nell’America meridionale ma nei Caraibi, area molto peculiare da molti punti di vista, e rigorosamente parlando il “cortile di casa” statunitense storicamente è imperniato soprattutto sull’America Centrale, anche se in senso lato comprende tutta l’America latina. Dettagli forse, su cui non insisto, ma che dimostrano una narrazione affrettata. Proseguo. In questo semicontinente vi sono stati altri presidenti non bianchi, anzi addirittura indigeni, quale Benito Juarez (benemerito), presidente in due tornate non consecutive (1861/63 e 1867/72) che liberò il Messico dal tentativo egemonico di Napoleone III, e più recentemente Alejandro Toledo (non altrettanto benemerito) in Perù (2001/06). Ancora dettagli, certo, ma che ripetuti rischiano di invalidare la credibilità dell’intero testo.

Veniamo al Venezuela. Leggo:<<Gli Stati Uniti sono fra i principali consumatori di derivati del petrolio, che devono importare per il 60 per cento>>. Un po’ datato. Oggi grazie all’ambientalmente disastroso fracking gli Stati Uniti sono autosufficienti ed anzi si profilano come esportatori di petrolio e gas naturale. Il che invita a rivedere le motivazioni attribuite al perché dell’ostilità attuale col Venezuela. La crescente presenza cinese e russa neppure sono ricordate. Sulle “zone economiche speciali” e sul preteso ambientalismo delle politiche governative meglio tacere, caro Bernardeschi, e documentarsi un po’. Come pure sulle politiche “indigeniste”, perfette nei principi espressi dalla nuova Costituzione chavista ma ben diverse nella pratica. Il sottoscritto animò una campagna internazionale a difesa del leader yupka Sabino Romero che incontrò la freddezza dell’allora ambasciatore venezuelano in Italia e che non salvò il leader di, privo di protezioni ufficiali, dal venire assassinato da sicari delle multinazionali del carbone nel 2013.

Infine la perla:. Chávez, come chi ha letto una sua qualunque biografia minima, in quei giorni, passati alla storia col nome di caracazo, era in malattia, e non ci furono militari che si rifiutarono di sparare. Chávez già da tempo era critico del sistema di potere venezuelano e  l’episodio accrebbe il malessere già presente in alcuni rami delle forze armate. Per riuscire a organizzare il colpo di stato, fallito, gli ci vollero tre anni e successivamente amnistiato, altri sei per arrivare alla vittoria elettorale. Dette queste cose, come prendere per documentate e meditate le altre parti dell’articolo?

Personalmente ho un gran ricordo di Chávez (chi non ha visto il documentario La rivoluzione non sarà teletrasmessa, cerchi di vederlo), e credo che il miglior modo di onorarlo sia un’analisi seria dei suoi grandi meriti certi ma anche dei suoi errori. Nell’ultima riunione del Consiglio dei Ministri presieduta prima di morire, rivolse un veemente atto di accusa contro il sistema “boliborghese” che si era instaurato e contro l’inerzia di alcuni dei suoi stessi ministri.

La “sinistra” ha bisogno di analisi serie e quando è necessario anche critiche, per non ripetere certi errori all’infinito. Luis Britto, fervente chavista e madurista, ha scritto che dopo le elezioni degli ultimi due anni il chavismo (ufficiale) ha ora in mano tutte le leve del potere e quindi non ha più alibi per non rispondere alle “giuste attese” del popolo venezuelano. Tanto più, aggiungo io, ora che il prezzo del petrolio è tornato sugli ottanta $ al barile e che, secondo gli esperti, supererà nel corso dell’anno i 100.

 

Aldo Zanchetta www.kanankil.it

 

 

Aldo Zanchetta www.kanankil.it

 

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