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MANIFESTO DEI NON SOTTOMESSI

INCONTRO MONDIALE DEI CIRCOLI DI LETTURA DI IVAN ILLICH

Cuernavaca (Mx) 30 nov-5 dic 2007

CELEBRAZIONE DEL RISVEGLIO MANIFESTO POLITICO DEI RIBELLI

E’ tempo di celebrazione. E’ giunta l’ ora del cambiamento e possiamo celebrare assieme il nostro risvegliarsi e le energie che fra noi tutti e tutte possiamo esercitare. E’ il tempo di celebrare la nostra speranza. Celebriamo il risvegliarsi. Uno dopo l’ altro i sogni spezzati sono divenuti incubi. I sogni dell’ industrializzazione e dell’ urbanizzazione, della crescita economica, dello sviluppo e del progresso. I sogni della American way of life e il capitalismo o il socialismo. Risvegliandoci l’ orrore continuava. Ciascuna delle calamità naturali che ci colpiscono e che sono in aumento ha l’ impronta di qualche irresponsabilità. Meno di cento persone possiedono più ricchezze materiali di tutti gli altri abitanti del mondo messi insieme. E continuano a accumulare. Il risveglio parte dal riconoscimento lucido, senza catastrofismi né riduzioni a spettacolo, del fatto che le istituzioni dominanti sono in crisi.

I sistemi educativi espellono più gente di quanta ne catturino, generano gregarismo, dipendenza e discriminazione e mutilano la produzione autonoma del sapere. Non preparano né per il lavoro né per la vita. I giovani dal sistema non troveranno più alcun impiego : 7 su 10 non potranno mai lavorare nel settore per cui hanno studiato. E la scuola, nello sradicarli e assorbendo il loro tempo e la loro attenzione, impedisce che imparino i saperi e le abilità che darebbero loro capacità di esistenza autonoma. I sistemi di salute ammalano e discriminano, castigano la libertà autonoma di guarire e incrementano assuefazioni e dipendenze che non possono soddisfare.

I sistemi di comunicazione isolano, separano, manipolano e puntellano meccanismi di controllo castranti. I sistemi politici sono la negazione della democrazia, rivestono con illusioni la struttura di dominazione e stimolano libertà schiavizzanti che generano prigionieri dell’assuefazione o dell’ invidia mentre legano mani, piedi e lingue e tappano narici, orecchi e occhi, per negare la violenza e il caos così che propiziano e impediscono iniziative. Il risveglio permette anche di contare le nostre opportunità (benedizioni) Incontriamo ancora nelle città iniziative che ordiscono un tessuto di reciproco aiuto. Popoli interi vivono radicati nelle proprie tradizioni millenarie in cui l’ acqua è ancora considerata sacra e in cui tutti hanno libero accesso ad essa secondo le regole proprie di un ambito comunitario. Da essi traggono ispirazione coloro che fuggirono con la velocità verso il futuro.

Per rimpiazzare gli spazi pubblici di oggi, impersonali e astratti, creano ambiti comunitari che raccolgono ed esprimono lo spirito del luogo. In queste sacche di resistenza la gente prende nuovamente nelle proprie mani le decisioni che influenzano la sua vita e percorre nuovamente le proprie strade. Sappiamo che queste e molte altre benedizioni potrebbero scomparire. Ma è motivo di celebrazione constatare che l’ impegno per salvarle sta crescendo fra i non sottomessi, i ribelli, gli scontenti o fra i cosiddetti poveri, che sono la maggioranza. Sanno che la guerra incessante scatenata contro di loro può privarli di sussistenza autonoma e condannarli alla miseria della dipendenza. Sanno anche che l’ ondata devastatrice del sistema avido annienterà ogni impegno isolato. Per questo, organizzati per resistere, oggi trasformano le loro resistenze in lotte di liberazione.

Fermi nella dignità dei propri ambiti, costruiscono catene di fiducia e solidarietà e coalizioni coi molteplici delle sacche di resistenza. Si costituiscono così reti di protezione che riflettono l’ ampliarsi della dignità di ciascuno e delle sue relazioni con gli altri e con la natura e si trasformano passo a passo nel sostegno del mondo che stanno così reinventando. Le crisi hanno effetti drammatici sulla vita quotidiana, però rappresentano anche l’ albeggiare di una liberazione rivoluzionaria che propizia l’ emancipazione delle istanze che mutilano le libertà. Rivelano la natura e le debolezze del sistema dominante. Il capitale ad esempio ha più voracità che mai prima, ma non stomaco per digerire quanti vuole controllare. L’ equità e la libertà sono del tutto illusorie se la società si organizza intorno alle automobili e alle scuole e mantiene la sfera economica in espansione nel centro della vita sociale. Per liberarsi dagli spasmi ricorrenti, frutto della voracità e dell’ incompetenza e dei danni causati dalla crescita economica, è giunta l’ ora di proporsi la riduzione calcolata dell’ economia ufficiale, rimpiccolendo la sfera che cresce come un cancro e propiziando l’ estensione dell’ esistenza autonoma. Col ritorno della politica e dell’ etica al centro della vita sociale, subordinando ad esse l’ attività economica, si sostituisce l’ ossessione per la crescita economica con la visione di una società conviviale che garantisce a ciascuno libero accesso agli strumenti comunitari impiegati senza alcuna restrizione se non quella di non limitare la libertà di accesso degli altri. Celebriamo la maturità tecnologica alla quale siamo arrivati. Sulla base dei mezzi tecnici attualmente disponibili tutti gli abitanti del mondo possono forgiare una buona vita, nei termini in cui in ogni luogo e in ogni cultura si definisce la buona vita.

Ogni persona potrebbe avere accesso al cibo, agli abiti e alla casa sufficienti, se questi mezzi, alla portata di tutti e tutte, vengono impiegati in forma economicamente fattibile, socialmente giusta e ecologicamente sensata, al di là delle ideologie in bancarotta che hanno dominato il secolo XX e del sistema la cui agonia semina instabilità e caos. L’ espansione della dignità è una sfida radicale ai sistemi esistenti, visto che l’ autonomia creatrice scava alla radice le strutture su cui è stata basata la dominazione. Le reazioni tendono a essere violente e distruttrici e la trasformazione stessa impone sacrifici e sforzi. Inoltre sappiamo che rinunciare a miraggi e illusioni che propongono sicurezza e comodità e resistere alla pressione castrante del sistema non è facile. Però le difficoltà che vediamo non ci faranno arretrare. Svegliarci è anche recuperare la condizione umana e l’ arte di soffrire, godere e morire di cui facciamo tesoro, trasformando la nostra scontentezza in affermazione di arte di vivere con dignità. Le crisi attuali sono tutte crisi grandi perché le attività economiche e politiche hanno superato la scala umana. Sono prodotto dell’ arroganza e hanno un costo (atraen su castigo).

Con la piena coscienza dei limiti naturali e sociali, al fine di combattere con la scala oceanica delle grandi potenze nazionali e dei mercati comuni, può essere costruita una rete di argini vernacolari fra loro interconnessi entro i quali operino forme di scambio locale molto autosufficienti. In essi non potranno formasi le ondate devastatrici che caratterizzano gli avvenimenti odierni. Questi argini cominciano a riflettere la misura in cui si recupera il senso della proporzione, il senso della comunità che sentiamo, ciò che rende possibile l’ autonomia creatrice e la libertà e può dare alla democrazia un senso di realtà. La democrazia non può stare se non in un luogo in cui anche la gente sta. La vivono e la esprimono uomini e donne comuni che definiscono liberamente, nelle loro assemblee autonome, i problemi che li riguardano. Nominare l’ intollerabile, in un mondo che comincia a mostrarsi disperato, è già in sé la speranza. Se qualcosa è intollerabile, si deve fare qualcosa. Per questo la speranza è l’ essenza dei movimenti popolari.

Riscoprirla come forza sociale si dischiude la possibilità del cambiamento. La speranza non deve essere vista come la convinzione che accadrà ciò che concepiamo – alla maniera delle predizioni convenzionali che generano attese illusorie. E’ la convinzione che qualcosa ha senso, indipendentemente da ciò che accadrà. Per questo la pura speranza risiede come prima cosa, in forma misteriosa, nella capacità di nominare l’ intollerabile, una capacità che viene da lontano e rende inevitabile la politica e il coraggio che proteggono le nostre benedizioni, le coltivano e le fanno fiorire. Invece di restare in attesa o deporre la speranza in miraggi, restiamo in movimento, sganciandoci poco a poco da ciascuno dei sistemi schiavizzanti che ci mutilano per costruire in libertà un mondo nuovo in cui siano contenuti i molti mondi che noi siamo.

Non accettiamo di venire ridotti a atomi di categorie astratte, pure particelle omogeneizzate che ballano al ritmo dei sistemi in cui si vuole integrare gli individui possessivi in cui il capitale cerca di convertire tutti e tutte. Dalle nostre sacche di resistenza noi riaffermiamo l’ amicizia come il cemento che crea nuovi ambiti comunitari. In essi è possibile prendere le distanze dagli strumenti materiali e sociali che rendono schiavi, per organizzare con allegria la società che sognamo, al di là di ogni ingegneria sociale e di ogni impegno pianificatore capitalista o socialista. E’ giunta l’ ora di celebrare la capacità di dare alla nostra realtà di oggi la forma del domani, ben ancorata in un passato che continua a essere fonte di ispirazione. Sottoscritto il 5 dicembre 2007 dai partecipanti all’ Incontro “La convivialità nell’ era dei sistemi”, organizzato in omaggio a Ivan Illich nel quinto anniversario della morte. E’ un manifesto aperto a altri e altre che condividono queste idee, comportamenti e speranze e la decisione di promuovere i cambiamenti e le proposte in esso auspicate.

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RITORNO A CUERNAVACA NEL NOME DI IVAN ILLICH

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