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CRISIS : EL DESPOJO IMPUNE - II

 

CRISIS: EL DESPOJO IMPUNE

di Jean Robert

ediz Cideci-Unitierra – San Cristobal (Mx)

 

per una riflessione su “come evitare che il rimedio sia peggiore del male…

brani liberamente scelti, tradotti e articolati da A.Z.

 

II

 

IL VOLO DEGLI STORNI

Ovvero

SOTTO IL REGNO DELLA “RAZIONALITA’ IRRAZIONALE”

 

 

 

 

 (il brano I sarà reperibile, come il presente e i successivi, sul sito www.kanankil.it – testi illichiani)

 

 

Mi viene alla mente un ricordo delle mie letture giovanili: una immagine de Los Cantos de Maldoror del poeta francese del secolo decimonono, Isidore Ducasse, conosciuto come Conte di Lautréamont. Era un incubo, il poeta contemplava un cielo letteralmente oscurato da un denso volo di storni. Nel mio ricordo questi formavano una massa nera agitata da movimenti interni aleatori. Qui e là nascevano centri diversi di convergenza, escrescenze, specie di “pseudopodi”[1] che sembravano cercare di dividere il volo in tribù divergenti, ma sempre si rafforzava un nuovo centro di attrazione che, come se fosse l’effetto di onde di mimetismo propagatesi ad alta velocità, portava l’insieme della flotta in una direzione inattesa.

 

In economia finanziaria i “fatti autoreferenziali” sono punti di aggregazione temporale che, lungi dal tradurre qualche realtà esterna, sono prodotti dalla dinamica stessa del mercato finanziario e della sua psicologia, per cui l’operatore finanziario di successo non è quello che conosce il vero valore dei beni che compra e vende bensì il valore che l’insieme dei giocatori gli attribuisce, nello stesso modo con cui lo storno che sembra guidare il volo è quello che ha capito meglio in quale direzione gli altri vogliono andare [pag  42 …].

 

[pp.119-122] Sembra che, contraddicendo certe teorie del complotto, la crisi attuale non è stata provocata intenzionalmente dai vertici. Però il suo propagarsi è stato manipolato e indirizzato verso la salvaguardia di interessi creati. Serve a dare colpi alla lotta di classe e creare scontri destinati a mantenere il sistema. Nell’essenza questa crisi è stata un’esperienza liminale del capitalismo, un momento in cui la sua mortalità è stata percepita e subito dopo negata con veemenza o, come argomenta lo storico Niall Ferguson, repressa.[2]

 

Questa mortalità riacquisita e subito nuovamente negata rompe con le metafore che attribuiscono al capitalismo un centro nevralgico, un “cervello”. Se il capitalismo finanziario avesse un centro da cui venissero emanate direttive a tutte le supposte “cellule” tramite una specie di sistema nervoso centrale, sarebbe già collassato, e con lui l’economia capitalista “reale”. La metafora del volo degli storni è più adeguata. Diecimila storni nel cielo costituiscono formazioni che sembrano ordinate come squadriglie di aerei in una parata militare. Invece le volute, le sapienti spirali che tracciano sopra le nuvole, non rispondono ad alcun piano prestabilito, sono casuali, ogni storno mantiene una mezza dozzina di altri volatili nella sua vista e adegua il proprio volo a quello loro, senza altra regola di coordinamento. Il suo ballo aereo, tanto ammirato dal Conte di Lautréamont, non è nulla di più che una evidenza complessa del basamento semplice costituito dal mimetismo e dalle sue imprevedibili ondate. I movimenti del capitalismo hanno più a che vedere con l’imitazione mutua di comportamenti manifestamente distruttivi che con una concertazione libera fra persone ragionevoli. Le sue emergenze nascono dalla ripetizione di comportamenti che un osservatore ha qualificato come individualmente razionali e collettivamente irrazionali.

 

Le persone della finanza sono assai più complesse e forse individualmente più intelligenti degli storni, mentre non lo sono invece collettivamente. In altre parole possono esteriorizzare convenzioni di coordinamento ma queste convenzioni sono solite peggiorare la situazione di tutti. Questa irrazionalità collettiva della razionalità individuale  è stata confermata da quasi tutti i banchieri e direttori di società di investimento che hanno accettato di essere intervistati dopo la fase acuta della crisi. Coincidono nel descrivere il dilemma che consisteva a rinunciare alla propria posizione o a lasciarsi chiudere in una situazione di “non scelta”, di totale assenza di libertà.

 

Per esempio Charles Prince, presidente ora dimissionato di Citygroup ha così descritto il proprio dilemma personale: nel momento in cui si continuava a gonfiare la bolla delle ipoteche mal garantite, i famosi subprimes, vide il pericolo di fare ciò che facevano gli altri, e che egli pure fece: comprare grandi quantità di questi attivi tossici. Ha spiegato che quando tutte le istituzioni finanziarie praticano il surfing sulle bolle e con esse guadagnano milioni, il direttore di qualunque banca o istituzione finanziaria si vede obbligato a imitare i più. Non può permettersi un giudizio di buon senso che lo avrebbe portato a mantenere la propria istituzione fuori dalla carrera al guadagno facile oggi e al fallimento domani, perché il suo prestigio dipende interamente dagli utili dell’impresa che dirige. Ogni direttore di banca si trova quindi nella situazione analoga a quella dei giocatori delle seggiole musicali, gioco che consiste nel ballare mentre la musica suona e sedersi nel momento in cui cessa la musica. Poiché vi sono meno sedie che giocatori, ad ogni giro alcuni di essi restano fuori. Prince ha fatto ciò che hanno fatto tutti: ha comprato subprimes e derivati finanziari tossici e ha tentato come tutti di rivenderli prima che i musicisti smettessero di suonare. Per Prince la scelta assolutamente razionale sarebbe stata quella di mantenere Citygroup fuori da queste transazioni pericolose. Ma il farlo, lontano dalla moltitudine dei finanzieri istupiditi, gli sarebbe costata la carriera più rapidamente di quanto non sia comunque accaduto. Gli “storni” finanziari, come dice John Cassidy, si trovano in una situazione nella quale la razionalità individuale è diametralmente opposta alla razionalità sociale.[3]

 

Un’altra immagine usata per spiegare la mancanza di opzioni dei direttori di banca e di istituzioni finanziarie –che non hanno l’immaginazione sufficiente per vedere che hanno sempre un’opzione, quella di rinunziare, l’unica decente- è il dilemma dei prigionieri proposto per primo da John Nash –l’economista premio Nobel e personaggio del film Una mente brillante- perfezionato da Anatol Rapoport.

 

Nella letteratura economica vale come esempio tipico di un trabocchetto sociale nel quale la razionalità economica individualista ed egoista ha effetti collettivi disastrosi. Due delinquenti hanno commesso un furto in una banca, ma il giudice non ha prove contro di essi. Può solo condannarli a tre mesi di carcere per il reato minore di avere addosso delle armi. Mentre sono in carcere, li separa e propone a ciascuno di essi il seguente accordo: “Se accusi il tuo compagno del furto ed egli non ti denuncia, solo lui sarà condannato: trascorrerà 10 anni in carcere e tu sarai liberato oggi stesso”. Se entrambi denunciano il proprio complice ciascuno passerà 5 anni in prigione. Esamineremo tre possibilità:

  1. Se entrambi i prigionieri tacciono ciascuno passerà tre mesi in carcere
  2. Se entrambi i prigionieri denunciano l’altro, ciascuno avrà una condanna di 5 anni
  3. Se uno tace e l’altro lo denuncia, quello che ha taciuto sarà condannato a 10 anni e l’altro uscirà libero.

 

La situazione 1, quella della cooperazione, è la più favorevole per entrambi. E’ la situazione di cooperazione e fiducia la più razionale collettivamente. La situazione 2 è la più razionale individualmente, in assenza di fiducia nell’altro, ma è la peggiore individualmente e collettivamente. E’ il caso della razionalità irrazionale, “razionale” per un individuo egoista e diffidente, “irrazionale” com’unitariamente. Rappresenta il cosiddetto “equilibrio di Nash”, che è una situazione che si realizza quando vengono meno tutte le possibilità di cooperazione e di accordi comunitari.

 

Nell’economia finanziaria le opzioni di ogni direttore di banca o di fondo di investimento sono generalmente di questo tipo. Sono egoisti, competitivi e perciò irrazionalmente razionali. In tempi di “riscaldamento finanziario”, ad esempio, ciascuno, pur sapendo che le bolle finiranno per scoppiare, si sente sollecitato, sotto pena di realizzare meno guadagni dei concorrenti, di attaccarsi a una bolla come a una sfera, pensando di lasciarla subito prima che scoppi.

 

“Razionalità irrazionale”: scegliendo l’opzione razionalmente migliore per la sua impresa, contribuirà a creare la situazione peggiore per tutti. Nelle interazioni su grande scala in cui ciascuno degli anonimi attori appare agli altri come un numero, è quasi certo che tutti opteranno per un tipo di razionalità individualista e egoista che creerà la situazione peggiore per tutti. Alcuni, pochi, realizzeranno guadagni prodigiosi, mentre la maggioranza si troverà nel punto di equilibrio della cooperazione mancata. Il dilemma dei prigionieri riflette assai più adeguatamente la situazione che si vive lì in alto, dove l’economia è speculazione, come pretendono di fare i modelli della teoria economica classica o neoclassica. Uno dei risultati della crisi è il fatto che sempre più economisti capiscono che la teoria economica classica, che tuttora si insegna nelle scuole, con la sua “mano invisibile” e i suoi equilibri, è morta. Ha permesso previsioni approssimate finché ci sono state economie nazionali più o meno adattate ai territori. Un matematico delle catastrofi direbbe che, al fondersi di tutte le economie in uno smisurato “mercato globale”, le funzioni de LA economia risultante hanno mutato di “regime matematico”, come quelle analizzate dalla teoria di René Thom[4] e di Jean Petitot[5]. Secondo le regole del nuovo spazio economico quali le stanno rivelando la crisi, i modelli di contribuzione individuale involontaria al bene generale attribuiti a Adam Smith devono essere sostituiti da modelli di contribuzione individuale, nel migliore dei casi involontaria, al disastro generale. “L’equilibrio di Nash oggi ha priorità sull’equilibrio di Pareto” come ha scritto recentemente un commentatore economico di un giornale nazionale.

 

Queste considerazioni ispirate dalla teoria dei giochi più che da fantasmi di un complotto centrale, non escludono accordi locali fra giocatori individuali ma, soprattutto, non assolvono nessun direttore di banca sufficientemente imbecille da comportarsi come uno storno.

 



[1] Uno pseudpodo (dal grecoo pseudos falso e podo piede) è un prolungamento del citoplasma di alcuni organismi unicellulari quali le amebe, che serve per camminare o nutrirsi (ndt)

[2] Niall Ferguson, Great repression, Financial Times, Londra, Settembre 21, 2008.

[3] John Cassidy, Rational irrationality. The Real Reason that Capitalismis so Crash-Prone, The New Yorker, 5 ottobre 2009, pp.30-35.

[4] René Thom è fra coloro che hanno recato i maggiori contributi alla topologia differenziale ma è noto in particolare per la teoria delle catastrofi con la quale ha cercato di applicare la matematica ai fenomeni naturali. In particolare, la teoria studia i modelli matematici di fenomeni discontinui causati dalla continua variazione dei parametri da cui dipendono. Thom ha classificato sette possibili tipi di catastrofi elementari dove per catastrofe si intende un cambiamento improvviso di un processo strutturalmente stabile. Questa teoria si applica alla genesi ed all'evoluzione in campi che vanno dalle scienze fisiche (meteorologia, fisica, ingegneria, biologia) alle scienze umane e sociali (linguistica, semiotica, etologia, sociologia, economia). Secondo Thom, il mondo non è caotico ma è una serie di strutture razionali la cui successione è oggetto d'indagine della morfologia. (ndt – da Wikipedia).

[5] Jean Petitot, semiologo e filosofo della scienza, nonché uno dei massimi esperti di modelli matematici nelle scienze cognitive (ndt)

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