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La perdita del mondo della carne

LA PERDITA DEL MONDO E DELLA CARNE (*)

IVAN ILLICH

In altri tempi con la morte si abbandonava il mondo. Però fino a quel momento si era abitato in esso. Entrambi apparteniamo ancora alla generazione di coloro che sono “venuti al mondo” e che malgrado ciò vivono ora con la minaccia di morire senza appoggiare sul suolo. Contrariamente agli appartenenti a tutte le passate generazioni, abbiamo vissuto la rottura col mondo. Colui che rinunciava al mondo prendeva il bastone di pellegrino e si lasciava andare fino a Santiago di Compostella.

Poteva chiedere la stabilitas (1) alla porta di un monastero o unirsi ai lebbrosi. Nel mondo russo come in quello greco esisteva la possibilità di mutarsi non in un monaco bensì in un folle e di vivere a sbafo facendo il buffone nell’ atrio di una chiesa con i mendicanti ed i cani. Però anche per questi fuggiaschi estremi del mondo questo restava il quadro sensoriale della loro esistenza passeggera. Il mondo continuava ad essere una “tentazione”, proprio per coloro che intendevano rinunciare ad esso. La maggior parte di quelli che pretendevano abbandonare il mondo sorprendevano se stessi ingannandosi. La storia della tradizione ascetica cristiana è quelle di un eroico tentativo di onestà nella rinuncia ad un “mondo” al quale ogni fibra dell’ asceta restava legato. Nell’ ora in cui si sentì morire mio zio Alberto chiese gli servissero il Vin Santo messo in bottiglia l’ anno della sua nascita. Oggi è diverso. La storia bimillenaria dell’ Europa cristiana appartiene al passato. Quel mondo in cui pure era nata la nostra generazione è svanito. Si è reso impalpabile, non solo per i più giovani, ma anche per noi, i più vecchi. Certamente gli anziani hanno sempre ricordato tempi migliori, però questa non è una ragione, per noi che eravamo qui prima dei regimi di Stalin, di Roosvelt, di Hitler e di Franco, per dimenticare la separazione che abbiamo vissuto. Ricordo il giorno in cui, di colpo, invecchiai per sempre.

Non dimenticherò mai le nere nubi di marzo sul sole al tramonto nelle vigne della Sommerheide fra Ploetzleindorf e Salmannsdorf vicino a Vienna due giorni prima dell’ Anschluss (annessione dell’ Austria da parte di Hitler). Fino a quel momento mi era sembrato naturale che un giorno avrei generato figli che avrebbero abitato la vecchia torre familiare nella mia isola dalmata. Dopo quella passeggiata solitaria ciò mi sembrò impossibile. Lo sradicamento del corpo fuori della trama della storia lo ho vissuto all’ età di 12 anni, prima ancora che da Berlino giungesse l’ ordine di gasificare i pazzi del Reich. Poter parlare assieme di questa rottura nell’ esperienza del mondo e della morte è un privilegio della generazione che conobbe il prima. Hellmut, credo che mi sto rivolgendo ad uno che capisce di cosa sto parlando. Il destino fece di me, giovanissimo, il collega, il consigliere e l’amico di donne ed uomini nati vari decenni prima di me. Imparai così a lasciarmi forgiare e formare da gente che era troppo vecchia per aver potuto conoscere questa esperienza della disincarnazione. Viceversa i nostri alunni sono tutti figli dell’ epoca del dopo Guernica, Lipsia, Belsen e Los Alamos.

Il genocidio e il progetto Genoma, la morte delle foreste e la cultura idroponica, il trapianto cardiaco ed il medicidio a spese del Servizio Sociale sono ugualmente insipidi, inodori, inafferrabili e fuori del mondo. Le feste dell’ Avvento attorno al cadavere di Erlangen celebrano l’ assenza del suolo inumano senza mondo. Noi che siamo sufficientemente anziani e sufficientemente giovani per aver vissuto la fine della natura e di un mondo proporzionato ai sensi dovremmo essere capaci di morire come nessun altro. Ciò che è stato suole trasformarsi in polvere. Il passato può essere ricordato. Paul Celan sapeva che dello svanire del mondo che abbiamo vissuto resta solo fumo. Ci fu da aspettare la apparizione del drive virtuale dei computers per disporre di un simbolo di un modo di “scomparire-per-sempre” che corrispondesse allo svanire del mondo e della carne. La adesione ottica al mondo non giace interrata sotto strati di rifiuti nelle profondità del suolo. Scomparve, come una linea cancellata nella memoria del computer. Per questo noi, i settantenni, siamo i testimoni unici che conserviamo nella memoria non solo dei nomi bensì anche dei modi di percepire che già nessuno conosce più.

Tuttavia molti di quelli che vissero la rottura furono spezzati essi stessi. Conosco alcuni che hanno spezzato volontariamente il filo che li legava all’ esistenza precedente alla bomba atomica, ad Auschwitz, all’ AIDS. A metà del cammino della loro esistenza si sono trasformati fino nel midollo in viejos verdes che si comportano come se ancora ci potessero essere “padri” in un “Sistema” sul punto di trasformarsi in uno show realizzabile. Ciò che nel Terzo Reich era ancora propaganda e poteva essere scalfito dal brusio della gente viene venduto oggi come menù del computer o come polizza sulla vita, come consulenza agli studenti, professionalità del lutto, terapia antitumorale o terapia di gruppo per coloro che lo richiedano. Noi, i vecchi, apparteniamo alla generazione dei pionieridi questo nonsenso. Siamo i sopravvissuti della generazione per colpa della quale lo Sviluppo, la Comunicazione ed i Servizi si sono convertiti in necessità universali.

La disincarnazione alienante, la perdita dei significati che è perdita del significato del mondo e la impotenza programmata che abbiamo propagato sono abominazioni che superano in profondità e in spessore la massa di rifiuti che le nuove generazioni accumulano, dalle falde freatiche fino alla stratosfera. Già occupavamo posti chiave quando la televisione confiscò il quotidiano. In quanto a me, mi prodigai per assicurare che, soffiasse il vento o diluviasse, i programmi educativi della radio universitaria fossero ricevuti in ogni villaggio di Portorico. In quell’ epoca ignoravo quanto questo avrebbe ridotto il raggio delle sensazioni e ostruito l’ orizzonte con le strutture dei modi burocratici di comunicazione.

Non potevo indovinare che ben presto le previsioni metereologiche trasmesse dalla televisione della notte avrebbero sostituito la prima occhiata matutina dalla finestra. Durante vari decenni trattai alla leggera, senza scandalizzarmi adeguatamente, inconcepibili astrazioni come “un miliardo di esseri umani rappresentati sotto un grafico a campana di Gauss”. Dal mese di gennaio di quest’anno i miei conti bancari mi vengono recapitati corredati con diagrammi incolonnati per permettermi di confrontare con una sola occhiata le mie spese professionali con le mie uscite per la dispensa. Centinaia di minuscole informazioni, amabilità amministrative e consigli professionali che che cercano di ingrarsi con me reinterpretano la mia condicio humana.

Hellmut, quando, più di vent’anni or sono, tu ed io discutevamo del tema della educazione perpetua, non potevo immaginare quanto insidiosamente, vellutato e …. Si stava costruendo il progetto educativo nella quotidianità. La realtà sensoriale è ogni volta vieppiù ricoperta da comandi programmati di vedere, ascoltare, gustare. L’educazione ai prodotti irreali della “fattibilità” inizia nei primi libri di testo, i cui scritti si riducono ad essere modi di impiego per riquadri grafici e termina nella docile accettazione dei moribondi di non giudicare il proprio stato se non attraverso i risultati incoraggianti delle prove di laboratorio. Astrazioni eccitanti e colonizzatrici dell’ anima hanno rivestito la percezione del mondo come una copertura di plastica. Lo noto quando parlo con dei giovani della resurrezione dei morti: la loro difficoltà non proviene da una mancanza di confidenza ma dal carattere disincarnato delle loro percezioni, in un modo di vita in costante distrazione dalla corporeità. In un mondo ostile alla morte, tu ed io non ci prepariamo a che “la morte ci accolga”, bensì ad una morte intransitiva.

Nell’ occasione del tuo settantesimo compleanno celebriamo l’ amicizia che ci permette di lodare Dio per la realtà sensibile del mondo attraverso la nostra separazione da esso.

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