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Leopold Kohr

Leopold Kohr di Ivan Illich [02/11/2005]

Fonte:traccefresche.info

Ho conosciuto Leopold Kohr dieci anni prima di arrivare a capirlo, quando tutti e due eravamo appena arrivati all'Università di Portorico. Per anni, in facoltà e all'Ufficio pianificazione abbiamo letto i suoi scritti e la sua rubrica fissa settimanale, e abbiamo scambiato la sua saggezza eccentrica per le deliziose sparate di un utile rompiscatole. Nessuno di noi capì allora che Kohr si stava impegnando in un'analisi dimensionale della realtà sociale e ci spronava costantemente verso un senso della proporzione e delle dimensioni che, nello sviluppo di progetti concreti, risultava una guida molto più! valida delle misurazioni quantitative considerate indice di progresso. A distanza di anni è triste voltarsi indietro a guardare l'ultimo ventennio di storia di Portorico e ricordare il tempo in cui le proposte sensate e realistiche di Kohr avrebbero ancora potuto minimizzare i problemi dell'imminente cancro industriale, dando priorità alla bellezza e alle capacità di realizzazione individuali, piuttosto che all'efficienza statistica; quando la scelta di insediamenti ad alta concentrazione di popolazione nel mezzo di un traffico a bassa concentrazione non era ancora stata completamente esclusa dallo spesso strato di cemento che ha ora ricoperto il miglior suolo di questa isola tropicale.

Oggi le proposte di Kohr riecheggiano in un ambiente che è diventato la vetrina mondiale di un progresso industriale pianificato in modo burocratico, e della distruzione progressiva dell'individuo. Oggi, quello che allora era lo slum di La Perla, inserito nella conca del centro storico d! i San Juan, non può più essere recuperato: i suoi abitanti son! o diventati degli esiliati nelle loro case colme di nuovi gadget e sono stati istruiti ai più alti livelli mondiali di incompetenza specializzata. I suggerimenti di Kohr sono ora un richiamo a capovolgere il processo di modernizzazione subito dalla povertà portoricana, e una sollecitazione a fondare qualsiasi istanza di liberazione sulla dis-illusione, sul distacco e sul disinvestimento.

Quando, non molto tempo fa, ho riletto questi articoli, scritti per due giornali locali di una capitale dei Caraibi da un professore austriaco che ora insegna presso un'università gallese, ho ripensato a quel tempo lontano quando lo vedevo spesso seduto sulla sua terrazza tra i banani e ho frugato ancora una volta in quell'angolo della mia biblioteca messicana dove ho ammucchiato i rapporti che nel frattempo sono stati scritti su Portorico da burocrati, ispettori sociali e alcuni poeti. Ho trascorso la sera cercando di immaginare che cosa questa strana accozzaglia di libri potrebbe dire, ! a delle persone lontane, di quell'esperienza unica attraverso la quale è passata la gente di Portorico durante gli ultimi due decenni.

Ho sfogliato le indagini indiscrete di studiosi americani di scienze sociali i quali, per anni, difficilmente avrebbero fatto carriera a Yale o Cornell senza condurre ricerche sul campo sulle cavie tenute in questa isolata colonia americana. Mi sono ancora una volta meravigliato davanti a libri scritti per mere operazioni di promozione personale, con i quali più di un professore universitario, ora famoso, si è fatto soldi e reputazione sulla Madison Avenue accademica; mi sono perso negli smilzi volumi di versi angosciati, balbettanti nei rimasugli di una lingua madre avvilita dall'inglese parlato a scuola e alla televisione. Mi sono reso conto che le situazioni sociologiche degli anni Cinquanta sono svanite, che l'entusiasmo per il progresso statistico si è affievolito e che la lingua dei poeti che cantavano l'indipendenza per un popolo, met! à del quale è cresciuto negli slum di New York, resterà incomp! rensibile per quasi tutti coloro che non sono nati qui.

Ho ripreso in mano le pagine di Kohr e mi sono sentito doppiamente grato del fatto che egli abbia steso i suoi scritti professorali, diretti a una situazione quanto mai specifica, perché siano pubblicati in una forma accessibile anche al lettore comune. Questa dissertazione su una pianificazione urbanistica alternativa consente al lettore di avere una visione del ventre molle del progresso di Portorico dalla prospettiva di un economista-filosofo. Permette anche all'autore di ricordarci scherzosamente di essere stato un buon insegnante. Leggendo qyesta pagine mi sono sentito imbarazzato a constatare che i valori della piccolezza, del policentrismo, di un decentramento efficace, della de-professionalizzazione, della decelerazione e della strutturazione autonoma che la nostra generazione è andata 'scoprendo' erano stati altrettanto chiaramente, e molto più umoristicamente, espressi da Kohr, prima che comprendessimo che ! cosa stava insegnando.

Centro interculturale di documentazione Cuernavaca, 1976

{da "La città a dimensione umana", di Leopold Kohr, 1992, Ed. Red}

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