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EPIMETEO : LA SORPRESA POETICA DEL NON PROGRAMMATO

 

 

 EPIMETEO: LA SORPRESA POETICA DEL NON PROGRAMMATO
di Giovanna Morelli

RELAZIONE PRESENTATA AL SEMINARIO

Ivan Illich . La rinascita dell'uomo epimeteico
Seminario di studi illichiani - Senigallia
3-4-5 settembre 2010

 

Organizzato da:

Mu.So. - Orto di Mutuo soccorso, Senigallia
Gruppo di lettori lucchesi di Ivan Illich - Il Granchio di Kuchenbuch

 

EPIMETEO: LA SORPRESA POETICA DEL NON PROGRAMMATO
di Giovanna Morelli


1. La mentalità istituzionalizzata

Descolarizzare la società esce nel 1970 . Ivan Illich ha quarantaquattro anni. Cercherò insieme a voi di attraversare questo testo che rimarrà quale testimone dei tempi e quale  prima grande  prova del genio critico di Illich .  Un genio critico che si esercita in primo luogo , e sempre in modo ipercritico, verso se stesso.  Quasi  venti anni dopo, nel 1986, Illich bollerà come "ingenue" le opinioni di allora. Le linee di continuità tra questo testo e le successive posizioni di Illich sono tuttavia numerose e salienti.

Anni '70. Fervono i movimenti di contestazione; il malessere diffuso verso lo stato delle cose. Illich apprezza questa atmosfera,  ma non la apprezza incondizionatamente. Se l'avversario è comune, diverso è spesso il metro di analisi e l'orientamento delle soluzioni, come  nel caso della scuola, la prima delle tradizionali istituzioni  che Illich  sistematicamente contesta .

Illich non crede a programmi , per quanto radicali, di riforma dall'interno della scuola dell'obbligo ( scuole senza voti, basate su insegnamento di gruppo, metodi suadenti e libertari, sussidi audiovisivi, test per la autodeterminazione studentesca …. ). Per Illich la soluzione è una sola: azzeramento dell'istituzione. Altre devono essere le strade per l'apprendimento, tracciate da Illich con estrema chiarezza: nuove trame didattiche, centri di scambio dell'apprendimento.

Il tema portante è quello del libero e autodeterminato accesso a fonti di informazione , siano esse cose o persone. Percorsi  finalizzati non al conseguimento di diplomi ma di attestati di capacità. Il curriculum di studi è modellato dal discente, ma l'apparato organizzativo è notevole . Nel 1986 ( in Invito a una ricerca sull'alfabetizzazione laica )  Illich chiarirà  che il titolo non fu scelto da lui ma dal presidente della casa editrice; il titolo corretto sarebbe stato non Descolarizzare la società bensì   "deistituzionalizzare la scuola" . 

Sono previsti:  « dispositivi amministrativi, tecnologici e soprattutto giuridici » 

Sono previste figure di  educatori professionali che gestiscono tutti i passaggi delle nuove modalità:  i funzionari didattici che curano la creazione e il funzionamento delle reti educative; i  consulenti pedagogici cui spetta di orientare genitori e ragazzi nella composizione del percorso e  ai quali è richiesta una conoscenza dell' "apprendimento umano" ; gli iniziatori didattici, maestri o guide dotati di « disciplina e  immaginazione intellettuali superiori » , iniziatori a "consapevolezza critica" nell'approccio alle discipline prescelte , agli oggetti di studio. 

Le trame didattiche rendono disponibili  "4 risorse" : assortimento degli uguali ; servizi per la consultazione di oggetti didattici ; centrali delle capacità per l'accesso a informatori umani;  elenchi  degli educatori professionali.

Non ci interessa qui giudicare, col senno di poi, la praticabilità e  utilità della smobilitazione e ri-organizzazione totale. Illich stesso abbandonerà questa strada.

Ciò che rimarrà dagli anni '70 al 2000, dal primo all'ultimo Illich,  è l'impianto  concettuale della critica, le sue motivazioni antropologiche . 

Intendo affrontare una questione generale : la definizione reciproca della natura dell'uomo e della natura delle istituzioni moderne […]  

Principale oggetto della critica è per Illich la mentalità scolarizzata, come in seguito saranno la mentalità medicalizzata, la mentalità terapizzata, altrettante varianti di un' unica mentalità istituzionalizzata, in senso lato: « […] trasferimento di responsabilità dall'individuo all'istituzione »  . Istituzionalizzazione dei valori.

Con "valore"  Illich intende ciò che una persona vuole ottenere, e reputa giusto ottenere, ad esempio l'apprendimento. In seguito Illich abbandonerà la parola valore, troppo compromessa con l'ambito economico e statistico, e la sostituirà con la parola "bene".

La mentalità istituzionalizzata,  in questo caso scolarizzata , rivendica alla scuola dell'obbligo il monopolio dell' apprendimento. L'apprendimento , il fine, è identificato con un mezzo istituzionale.

Sappiamo che Illich svilupperà questo tema dei monopoli , poi chiamati monopoli radicali.  C'è monopolio quando la soddisfazione di un bisogno sia ottenibile solo tramite una certa prestazione. Questo produce sacche di  povertà modernizzata dove sono collocati tutti coloro che da quella prestazione sono esclusi. In seguito Illich userà il termine  "scarsità".

 In Messico è povero chi non ha fatto tre anni di scuola, a New York chi non ne ha fatti dodici.  

Contemporaneamente Illich rileva come il monopolio programmatico della scuola sia nei fatti smentito. L'assioma monopolistico non tiene conto che «  quasi tutto ciò che sappiamo lo abbiamo imparato fuori della scuola  ». 

L'analisi di questa non coincidenza tra monopolio programmatico e monopolio reale sembra dirci che ogni monopolio radicale è in realtà condannato ad essere, pur se in misura variabile, un monopolio parziale. Il monopolio dei trasporti, in quanto auto privata ad alta velocità canalizzata sulla rete autostradale, non arriva ad azzerare tutti i diversi tipi di locomozione nelle nostre vite. Ricordiamo che per Illich è alta velocità sopra i  40 chilometri orari.

«  Accettare il servizio al posto del valore » . Illich usa  anche la parola "servizio"; e la usa  in senso lato: la prestazione fornita dalle classiche istituzioni , appunto la scuola, o da servizi propriamente detti, servizi sanitari, sociali, di volontariato, per concludere a quell'universo illimitato che sono i servizi  commerciali e relativi consumi , il settore oggi in vertiginosa espansione  , a coprire bisogni materiali e soprattutto  bisogni immateriali    quali lo svago  o il benessere o l'equilibrio psicologico.

La mentalità istituzionalizzata comprende dunque sia servizi statalizzati che privati. Addirittura quello che in seguito Illich chiamerà self-help o autostupro. La professionalizzazione del cliente. Faccio mie e applico le istruzioni per l'uso di me stesso. E comprende i servizi gratuiti come i servizi a pagamento. Illich  non demonizza, nelle sue non-scuole, l' incentivazione economica e rifiuta per converso anche una scuola pubblica totalmente gratuita, ad esempio una scuola socialista di regime.

2. L'asse istituzionale e l'ethos consumistico

Illich passa in rassegna il mondo  dei servizi disponendolo lungo un' asse istituzionale. Un' asse che, negli  anni '80, ritroveremo espressa nell'asse homo vernacularis-homo oeconomicus.

A destra  dell'asse Illich pone gli pseudoservizi pubblici o istituzioni manipolatrici. Non solo scuole, carceri, manicomi, orfanatrofi, ospizi ma pompe funebri, sindacati, chiese, sanità, commerci…media…autostrade. A sinistra le istituzioni conviviali o  pubbliche . Telefoni, metropolitana, posta, mercati pubblici, fogne, acqua potabile, parchi, marciapiedi … 

Quali sono i parametri in base ai quali  distinguere  i due tipi di istituzioni ?

Un primo parametro: spontanea adesione per  le istituzioni conviviali. Adesione imposta per le manipolatrici. Ciò significa non solo metodi coercitivi e normativi, ma anche presenza di propaganda  o pubblicità. La pubblicità svolge la stessa funzione della propaganda e dell'istruzione di regime. Un conto è mettere  in vendita il mio pollo al mercato un conto è  cercare di trasformare tutti gli esseri umani in consumatori compulsivi di polli . Illich parla di "assuefazione sociale", escalation dell'offerta, un' offerta sempre più martellante, invasiva. 

Un secondo parametro, strettamente collegato al primo è : autolimitazione proporzionale del consumo per le istituzioni conviviali. Consumismo per le istituzioni manipolatrici. Le istituzioni manipolatrici prevedono  escalation nel consumo, "assuefazione psicologica", aumento progressivo della dose. Ethos consumistico. «  Tutta una società viene iniziata al mito del consumo illimitato di servizi. »   , «  contatti programmabili tra ogni individuo e ciò che gli sta intorno ». 

L'ideale contemporaneo è un mondo totalmente asettico, dove ogni contatto tra gli uomini , o tra gli uomini e il loro ambiente, sia frutto di previsioni e manipolazioni .  

lllich fornisce l'esempio del bambino di New York, quel tipo di bambino diventato esempio per ogni bambino del mondo. Nelle strade di New York,  scrive Illich, il nostro famoso bambino:

[…] non tocca mai niente che non sia stato scientificamente elaborato, fabbricato e venduto a qualcuno […] Persino i desideri e le paure sono plasmati dalle istituzioni […] Tutto ciò che c'è di buono è il prodotto di qualche istituzione specializzata […] Persino la sua fantasia è stimolata a produrre fantascienza […] l'uomo il quale sa che tutto quanto è richiesto viene prodotto , ben presto finisce per aspettarsi che niente di ciò che viene prodotto possa non essere richiesto[...] Non andare dove si può andare sarebbe sovversivo. (sottolineato ns.).

E' questo un  passaggio decisivo per comprendere il nostro Absurdistan, la nostra « capacità di perseguire obiettivi assurdi ». E' all'opera quello che potremmo chiamare processo di permutabilità tra domanda e offerta.  1° fase: ci abituiamo a pensare che tutto ciò che riempie le nostre vite debba essere istituzionalmente pianificato e fornito.  2° fase:  ci abituiamo a pensare che tutto ciò che è fornito debba essere accettato. Di più . Desiderato. Effetto feed-back. La domanda genera l'offerta e l'offerta genera la domanda , l'illusione del bisogno e la rivendicazione di un diritto.

Illich esprime questa tematica anche attraverso un' opposizione simbolica, la coppia mitologica Prometeo-Epimeteo. Tra i due, come sappiamo, il fratello celebre è Prometeo, il titano delle grandi imprese a favore  dell' umanità, punito dagli dei per la sua arroganza; Illich inserisce la figura di Prometeo per  simboleggiare questo «  consumare prodotti istituzionali » secondo un principio di escalation illimitata: « l'atto di Prometeo portato all'estremo » ,  l'illusione prometeica.

Le paradossali  ricadute  delle scelte  del  super uomo prometeico sono, secondo Illich : impotenza psicologica, dipendenza, frustrazione. Ecco il terzo  e fondamentale parametro di distinzione delle istituzioni manipolatrici. Le  istituzioni manipolatrici sono  foriere di intossicazione.

Servizi esproprianti : un servizio espropriante  atrofizza  le nostre facoltà umane anziché potenziarle. Il servizio espropriante ci meccanicizza, ci automatizza, sostituisce se stesso a noi. Illich usa l'espressione " Messia meccanico" . «  Il graduale "sottosviluppo" della fiducia in se stessi »  .

Qualcosa di simile sostenne Günter Anders,  parlando dell'orgoglio prometeico tramutato in vergogna prometeica . Rispetto alla perfezione della macchina l'uomo sarà sempre un complessato. Giuseppe Riccardi, il super tecnico che fa parlare i computer, sostiene con orgoglio che « ormai ci sono persone che hanno una qualità della voce decisamente inferiore a quella dei computer ».

Si aprirebbe qui un interessante contenzioso con i paladini dello sviluppo economico e dell'economia dei servizi, il cui risvolto è  proprio il sottosviluppo antropologico. E verrebbe da chiedersi se questo uomo minor , coltivato dalle scelte del super uomo prometeico, non possa esserne la faccia segreta, la vera faccia, insicura e impotente.

 E' in gioco «  la natura stessa della vita umana »   . « Dobbiamo ora guardare in faccia la realtà: è l'uomo stesso che è in gioco » .

Illich qui non usa mezzi termini.  I signori della guerra, scrive:

[…] si limitano a uccidere dei corpi, mentre la scuola […] ne conduce molti  a una sorta di suicidio spirituale. 

«  Gli obiettivi delle istituzioni contraddicono infatti continuamente i loro prodotti  » . E' il concetto che più tardi sarà teorizzato da Illich come controproduttività. Nel caso della medicina ciò si chiamerà iatrogenesi , malattia indotta dalla cura stessa , non solo malattia clinica, ma anche malessere sociale,  alienazione culturale.

3. Reti  e sistemi

Illich  '70 introduce il concetto di "rete". Termine a noi oggi sempre più familiare, anzi,  il nostro mito epocale. Rete è  un  servizio a struttura  diffusa, ramificata, capillare. lllich usa il termine rete pur preferendo la parola "trame" perché "rete" è parola, scrive: « degradata dall'uso corrente » " , ed è parola ambigua . Questa ambiguità terminologica  rimanda ad una bivalenza delle strutture reticolari.

Rete può essere  una trappola, un "intrappolamento" (cadere nella rete) ovvero, destra dell'asse:   « canali adibiti alla somministrazione di materiali selezionati da altri a scopo di addottrinamento, istruzione o divertimento»  . Queste reti sono sovrastrutture piene, pesanti,  che condizionano i loro fruitori .

Rete può essere una struttura di accesso reciproco. Sinistra dell'asse. Istituzioni conviviali: « strumenti tecnologici che facilitano l'incontro »  . Istituzioni che rendano  «veramente universali , e quindi totalmente educative , le libertà di parola, di riunione, di stampa »   . Le  reti conviviali  sono foriere di sviluppo personale  , di  azione, partecipazione e autonomia.

Forse, più che l'immagine della rete , dovremmo in questi casi usare quella della catena umana. La catena è fatta dai singoli uomini che si porgono la mano. Non c'è una sovra-struttura emergente , un medium , o se c'è è leggera, minima, il più possibile vuota , come i vecchi telefoni.

La distinzione tra i due tipi di rete andrebbe attentamente applicata al web per capire se si tratti di una rete vuota , leggera, discreta, libertaria, o invece di una rete piena, pesante, invasiva, condizionante.

Illich  '70  raccomanda le reti  conviviali  per l' apertura di orizzonte che esse consentono. Sono gli anni della cultura on the road . Non scordiamoci come Illich ha vissuto, da nomade cosmopolita, da intellettuale sempre in transito tra paesi fisici e mentali, libri e persone.  

Le grandi religioni hanno sempre riconosciuto l'importanza di questi incontri in terre lontane, e per mezzo di essi i fedeli hanno sempre trovato la libertà: i pellegrinaggi, il monachesimo, lo scambio di aiuti tra i templi e i santuari […]    

Illich prende posizione forse per la prima volta in merito all' assetto delle società organiche di un tempo e alle " comunità locali" . E lo fa per apprezzarle e al tempo stesso per liquidarle. 

Per l'istruzione casuale  non si può più tornare alle forme che assumeva l'apprendimento nei villaggi o  nelle città del Medio Evo. La società tradizionale era sostanzialmente una serie di cerchi concentrici di strutture significanti […] Nel villaggio , il linguaggio, l'architettura, il lavoro, la religione e le tradizioni familiari erano tra loro in armonia, si giustificavano e si rafforzavano a vicenda. Crescere all'interno di una di queste strutture significava crescere anche nelle altre.   

Nella moderna società metropolitana invece l' uomo: « deve imparare a trovare un significato nelle numerose strutture con le quali ha soltanto un rapporto marginale » . La dis-organicità frantumata della vita metropolitana è letta qui come una potente occasione formativa, conoscitiva. « Chi si frequenta sin dall'infanzia  » può essere meno stimolante  di chi non ha vissuto nella stessa comunità  fisica. Illich sottolinea l' « aspetto liberatorio della vita urbana », la «  possibilità per una persona  di partecipare simultaneamente a diversi gruppi di uguali » .  Con gruppi di uguali o assortimento degli uguali Illich intende gruppi di persone che si incontrano per discutere di un comune particolare interesse : libro, film, disco, articolo.

Illich liquida ogni « tentativo protezionistico di far risorgere il quartiere come unità culturale »   e ci descrive certe nostalgie localistiche:

C'è chi si turba sinceramente dinanzi alla proposta di facilitare incontri ad hoc che non affondino le loro radici nella vita di una comunità locale. E c'è chi si ribella alla proposta di usare un computer per classificare e assortire gli interessi indicati dagli utenti. Non è possibile, dicono, mettere assieme la gente in un mondo così impersonale. Un'indagine comune deve essere radicata in una storia di esperienze condivise a molti livelli e sgorgare da queste esperienze: per esempio , dallo sviluppo delle istituzioni di quartiere. Capisco queste obiezioni ma […] 

- Ma è Illich questo ? - si chiederanno coloro che nell' Illich anni '80, grande studioso delle culture vernacolari, hanno voluto leggere ciò che non è, un restauratore del localismo. L'ultimo Illich non canterà il localismo vecchio stampo, legato a un ethos particolare. Ma nemmeno si riconoscerà in queste sue soluzioni anni '70, dove i luoghi di incontro possono essere luoghi impersonali , forniti da varie categorie per fine di lucro ( ristoranti, grandi magazzini, ferrovie…) e  dove l'incontro può essere qualcosa di occasionale, senza un prima né un dopo.      

L'ultimo Illich, come diremo,  canterà invece le atmosfere irripetibili di luoghi reali, personali, come la casa di Barbara Duden a Brema,  in cui gruppi aperti, eterogenei, cosmopoliti,  fondano una continuità, comunità di ricerca. 

Illich '70 impiega inoltre la sinonimia tra rete e  "sistema", applicando questo termine,  in senso lato e neutro, sia alle reti manipolatrici che a quelle conviviali . Ma per l'ultimo Illich un  "sistema conviviale" suonerebbe  probabilmente come un ossimoro. Subentrerà infatti un concetto specifico e negativo di  sistema, distinto dal concetto di strumento. Lo strumento puoi prenderlo o lasciarlo. E' un tuo supporto materiale. Il sistema invece ti ingloba stabilmente. Tu sei l'applicazione, la protesi umana del sistema.

Pensiamo al sistema dei nuovi partner elettronici integrati, che quanto più diventano multifunzionali e interattivi  (l'interattività è un altro grande mito epocale) tanto più rischiano di inglobare la nostra esistenza alla loro. Telefoni, scrivi lettere, contatti  gente, vedi film, scarichi musica, sfogli il giornale, leggi libri, fai acquisti, metti la sveglia, segui lezioni universitarie , ti fai guidare nel raggiungimento di luoghi, ristoranti, persone…e in mezzo a tutto ciò consumi pubblicità, come un bravo servo del regime. Il consumista tecnologico riduce la vita a un piccolo schermo.  E se perde il suo schermo è un uomo finito. Tra le tante assurdità di sistema si sta pensando di collegare anche i frigoriferi. I così detti frigoriferi intelligenti. Food tracking system . Sistema di riconoscimento dei cibi. Tramite un collegamento a Internet il vostro super frigo sa cosa c'è al suo interno e ne riconosce la data di scadenza. Il frigo sempre più sveglio mentre tu diventi poco a poco un cretino. Dal superfrigo all' "aiutante casalingo": dieci milioni di euro destinati dalla Comunità europea al Progetto Lirec , acronimo per Living withs robots and interacting companions - vivere coi robot e compagni interagenti.    Creare "una personalità simile a quella umana" per gli strumenti tecnologici , compresi computer e cellulari. Si vagheggia uno:

[…] spirito della casa , ovvero un'entità in costante monitoraggio di tutto quanto avviene dentro alle pareti domestiche 24 ore su 24 , capace di controllare che […] la lavanderia sia stata fatta, che il frigo sia pieno, che i bambini abbiano fatto i compiti e non si facciano male rotolando dalle scale , che il nonno abbia preso la pillola , che il cibo sia in tavola a una determinata ora e via dicendo.

L'aiutante è sempre più sveglio mentre tu diventi poco a poco un cretino. Ma anche: microchip innestati negli abiti per fornirci istruzioni circa ciò che dobbiamo svolgere nell’arco della giornata. Oppure, in Kerala, avvisi  automatici di preghiera, un numero per prayers-alert , con opzione multi religiosa  : induista, musulmana, cristiana. Alla fine c'è il microchip nella testa, si pensa allo scaricamento di pacchetti di informazioni nel cervello.

Applicando retrospettivamente  la dicotomia sistema-strumento all' asse istituzionale descritta in Descolarizzare , potremmo dire che le reti conviviali mantengono lo status di strumento. Mentre le reti manipolatrici  preparano l'avvento dei sistemi e alcune già sono sistema.

4. Prometeo /Epimeteo:   aspettativa/ speranza

La speranza concentra il desiderio su una persona dalla quale attendiamo un dono. L'aspettativa attende soddisfazione da un processo prevedibile, il quale produrrà ciò che è nostro diritto pretendere. Oggi l'ethos prometeico ha messo in ombra la speranza. La sopravvivenza della specie umana dipende dalla sua riscoperta come forza sociale. 

Questa citazione merita di essere attentamente considerata. Troviamo qui il  nucleo fondamentale della polarità  Prometeo/Epimeteo,  centrato sulla  polarità aspettativa/speranza.

Il moderno Prometeo, colui che vede prima, è per Illich colui che è in grado di pre-vedere automaticamente gli effetti tramite l'esatta conoscenza e programmazione  delle cause. Rispetto a questi effetti Prometeo ha aspettative. Ogni prestazione garantisce  il suo effetto. - Soddisfatti o rimborsati - . Prometeo è l'uomo che rinuncia alla libertà in cambio della sicurezza, che rinuncia alla sorpresa  in cambio del controllo, che rinuncia alla capacità creativa in cambio delle "ingegnerie esistenziali" che gli garantiranno  automaticamente tutto. In questa ottica le leggi della meccanica « governano gli accadimenti fisici , sociali e psicologici »   . Il massimo sarà arrivare a concepire il nostro amare godere soffrire come un certo tipo di prestazione dei nostri neuroni. Il controllo dei neuroni ci assicurerà la vita emotiva che vogliamo.

[…] l’intervento consiste nell’impianto, a livello del collo, di un elettrodo intorno al nervo vago, connesso con uno stimolatore di piccole dimensioni ( tipo pace-maker ) posizionato nel petto. Il macchinario somministra  delle stimolazioni nervose , non al cuore ma al nervo vago, che modificano il funzionamento di quelle parti del cervello che gestiscono il tono dell’umore […] l’intensità e la frequenza degli stimoli viene regolata dall’esterno con una specie di telecomando. 

Niente cattive sorprese significa però anche niente belle sorprese. E un mondo senza sorprese è il mondo della noia mortale.

Epimeteo, colui che vede dopo, è la causa dei suoi frutti, non è solo il programmatore dei processi  che automaticamente li produrranno . Epimeteo ha la speranza. Crede - spera - nel sorprendente sviluppo delle proprie e altrui facoltà.

Prometeo è il conformista che si affida alla dismisura tecnologica , istituzionale. Epimeteo è  la proporzionalità attiva tra tecnica e abilità, l'anticonformista che si riprende in mano la vita. E' l'uomo che si sconnette , che pratica la gioiosa liberazione  dalle sue dipendenze.
 
L'ultimo Illich svilupperà questo tema della proporzionalità, del senso proporzionale o  senso armonico . Alla luce dell'ultimo Illich  potremmo interpretare Epimeteo come colui che esercita il suo senso armonico , colui che sa, volta a volta,  le appropriate  proporzioni tra le varie componenti umane. Natura, cultura, tecnologia, arte, scienza, religione… La libertà epimeteica è elaborazione creativa di sé,  nella consapevolezza delle soglie di tolleranza  proporzionale da cui non si può prescindere se non sfasciando l'uomo . 

Vorrei sviluppare tutto ciò in un'immagine. Epimeteo è acrobata , Epimeteo è l'uomo in bilico su un filo teso sull'abisso, e per non precipitare si affida al proprio senso dell'equilibrio, e se precipita, a causa di un colpo di vento, di un capogiro,  a volte riesce a rimbalzare , affidandosi alla propria plasticità, a volte il caso lo aiuta e cade su un morbido nido di aquile,  o in un fiume.  Dall'altra parte del filo qualcuno lo attende cantando canzoni d'amore.  

Prometeo inventa invece complesse imbracature per non precipitare, e se dovesse precipitare  è pronto un sistema di bracci meccanici per il recupero in volo, e se non dovesse essere recuperato, è pronto un sistema di reti imbottite per attutire il colpo.

Epimeteo è nudo e leggero. Respira sul suo filo.

Prometeo è appesantito dall'imbracatura, procede come un robot e non si gode il paesaggio. All'arrivo lo attende un braccio meccanico che lo condurrà al programma di riabilitazione da stress.

Epimeteo non è l'uomo naturale contrapposto a quello razionale o evoluto. L'uomo naturale non esiste. L'uomo naturale è un animale. Si tratta piuttosto di  due diversi modelli di civiltà.

Qual' è l'uomo della vera civiltà ? E' questa la nostra domanda.

Epimeteo è l'uomo che ha inventato il filo teso sull'abisso, per passare da una parte all'altra delle sue montagne,  e che si è esercitato all'arte raffinata  dell'equilibrio e del rimbalzo. Dove serve un artista, o un acrobata, insomma un uomo, Prometeo inventa un complesso sistema meccanico che risparmia all'uomo la fatica e il piacere dell'essere uomo , gli risparmia ogni rischio e lo rende incapace e annoiato ( per riprendersi va a fare sport estremi , cioè grida : ridatemi quel filo sull'abisso senza reti).     

Epimeteo è anche la creatura raffigurata nel polittico appeso in questa stanza. Elementi primordiali. Forme in moto, appena uscite dal caos. E su tutte danzante quell’uomo epimeteico. Quella poetica virgola umana che comprende il  proprio posto e modo nel creato.

5.  Manipolazione totale

Ma, a proposito di speranza e aspettative,  accompagniamo ancora il nostro Illich nei lontani anni  '70 . Rispetto all' inganno prometeico trionfante Illich registra un' insofferenza diffusa. La lista delle controproduttività è lunga. La lotta contro la povertà fa aumentare i poveri, la guerra i conflitti, l'assistenza tecnica il sottosviluppo, il traffico gli ingorghi…la legge del libero mercato e l'abbondanza di beni aumentano la sperequazione sociale, lo sfruttamento delle materie prime comporta l'esaurimento del pianeta, l'agricoltura intensiva l'impoverimento del suolo…..

 La «rivoluzione delle crescenti aspettative» è , per Illich, un eufemismo per dire  «la crepa sempre più larga delle speranze  frustrate ». 

Lo stato d'animo dei giorni in cui viviamo è propizio a una svolta fondamentale nella ricerca di un futuro che sia aperto alla speranza. 

Illich vede un positivo segno dei tempi nella  " controcultura", coloro che si pongono:

[…] fuori della società ufficiale, seguendo le orme di quegli hippies e dropouts che furono i fraticelli medioevali e gli Alunbrados della Riforma.  Altri […] si assoggettano al rituale accademico cercando tuttavia di aiutarsi reciprocamente a condurre una vita integra. Formano, per così dire, dei focolai eretici all'interno stesso della gerarchia. 

Illich  conta sulla consapevolezze dell' élite epimeteica, quella minoranza emergente che traccia la strada  :

Appartengono a essa individui di ogni classe, reddito, fede e civiltà [...] la minoranza emergente critica il deus ex machina scientifico […]e comincia a dar forma al proprio sospetto che le nostre continue illusioni ci leghino alle istituzioni contemporanee come le catene legavano Prometeo alla roccia. Una fiducia piena di speranza e l'ironia classica (eironeia) devono allearsi per denunciare l'inganno prometeico.   

Ma Illich, da buon realista ,  registra anche la presenza di vaste forze di reazione:

Vasti strati della popolazione guardano però allarmati questi mistici ed eresiarchi moderni, perché minacciano l'economia consumistica , i privilegi democratici e l'immagine che l'America ha di se stessa .  

E oggi non si tratta più dell'America sola. Günter Anders sosteneva che per il  nostro sistema   meglio molti ladri che un solo asceta.

Per quanto concerne in particolare la scuola,  Illich '70 prevede l' imminente descolarizzazione della società. La  descolarizzazione, nella forma prevista da Illich, non c'è stata . Dirà Illich nel 1988, conversando con David Cayley: « Mi sbagliavo. Non pensavo che così tante persone fossero disposte a tollerare un'assurdità simile» . E ammette: « Oggi comunque il mio interesse si appunterebbe su questioni del tutto differenti » .   

 […] fissando la mia attenzione sugli indesiderati effetti collaterali della scolarizzazione obbligatoria , mi era sfuggito il fatto che la funzione educativa stava già emigrando dalle scuole […].  
 
Illich è stato viceversa buon analista quando ha segnalato due possibili e opposti esiti della descolarizzazione. Di questo processo di descolarizzazione (inevitabile "smantellamento") Illich '70 scrive:

[…] sarebbe opportuno cercare di orientarlo in una direzione promettente, dal momento che potrebbe ancora attuarsi in due maniere diametralmente opposte. 

Non basta mutare « gli strumenti disponibili per l'apprendimento», occorre mutare anche «gli atteggiamenti verso la crescita [...] la qualità e la struttura della vita quotidiana»  . Senza questo cambiamento verso una nuova prospettiva epimeteica il rischio indotto dalla descolarizzazione è una metastasi. La casta degli educatori può insinuarsi nel nuovo sistema di apprendimento diffuso e  strumentalizzarlo a vecchi principi prometeici. La manipolazione esce dal recinto scolastico, il recinto della manipolazione programmata, e si sparge a macchia d'olio in tutte le sfere della società. Illich parlerà di  manipolazione totale o aula universale . Rispetto alla società della  manipolazione totale potremmo allora rimpiangere: « quella tenue parvenza di indipendenza critica che oggi la scuola umanistica fornisce se non altro ad alcuni dei suoi allievi » .

Oggi so che molto più importante della de-istituzionalizzazione delle scuole è il capovolgimento delle tendenze che fanno dell'educazione un bisogno impellente, anziché un dono della libertà e dell'ozio. Cominciai a temere che la de-istituzionalizzazione della chiesa dell'istruzione avrebbe portato a un fanatico  ritorno di forme di educazione deteriori.  

Illich dunque ha esattamente intravisto la natura del pericolo epocale, quel pericolo di manipolazione totale che, negli anni '90, è diventato il  male dei tempi.  La società  si è descolarizzata in una forma più subdola, mantenendo in piedi l' istituzione scolastica. La scuola è rimasta in piedi ma come sta in piedi un animale impagliato. Intorno alla scuola desautorata si è realizzata la manipolazione totale temuta da Illich.

[…] l'obbligo non sarebbe più definito per legge, ma verrebbe imposto grazie a trucchi d'altro genere come quello di far credere alle persone che possono imparare qualcosa dalla televisione o di costringerle a frequentare corsi di formazione sul lavoro , o di spingerle a pagare cifre  anche considerevoli di denaro allo scopo di apprendere come migliorare il proprio rapporto con gli altri, come essere maggiormente sensibili , come saperne di più sulle vitamine di cui abbiamo bisogno, come diventare astuti e così via. 

 […] popolazione inebetita, una popolazione "istruita" , intellettualmente pretenziosa come non ne abbiamo mai viste prima. Gli ultimi cinquanta anni d' intensa diffusione della scolarizzazione - in america come in Europa- hanno creato consumatori di televisione. 

 Già nel 1978  Illich metteva in guardia da quel linguaggio uniforme - uniquack , uniforme starnazzare - rinvenibile nel linguaggio dell'annunciatore televisivo, del comico che si esibisce alla Tv, dell'insegnante succube dei testi scolastici, del cantante di rime preconfezionate, del presidente i cui discorsi sono opera di uno scrittore-fantasma. 

Cosa è accaduto ? Scriveva Illich nel '70:  « Il futuro dipende dalla nostra capacità di scegliere istituzioni che favoriscano una vita attiva»    . Ma la scelta è stata un'altra. Ha prevalso la polarità destra dell'asse, quella delle istituzioni manipolatrici  e dei sistemi. La polarità dell'aspettativa.  E nel frattempo la natura delle nostre aspettative è cambiata. Le aspettative ideologiche, politiche hanno ceduto. Le masse mondiali si stanno arrendendo alla forma post-ideologica, post-politica, post-moderna dell'aspettativa. E' la società dell' intrattenimento e dell'assistenza totale. Siamo sempre sotto tutela, in affido di qualche esperto. E l'esperto è destinato a diventare sempre più robotico. All'approssimarsi  del nuovo millennio Illich incrocerà questo tema del post-umano, ma ciò è materiale per un altro seminario.

6. La nuova via

Nel '70  Illich si preoccupava di « precisare con estrema concretezza» come potrebbero tecnicamente funzionare i servizi alternativi.

Nei '90 abbandona ogni velleità riformistica e mette al centro il rinnovamento interiore, presupposto di ogni altro. La via era comunque già tracciata in quel primo testo.  Se, da un lato, Illich concepiva interventi strutturali, dall'altro si chiedeva che cosa rallentasse il  processo di rinnovamento . La riposta fu: mancanza di immaginazione, di un linguaggio appropriato, di un interesse personale illuminato .

Proprio qui può riaprirsi , per Illich '90, la strada della speranza. Nello spazio liberato dal crollo delle aspettative ideologiche della modernità, prima che le nuove aspettative  della post modernità ci colonizzino, possiamo ritrovare la speranza come forza radicale.  La speranza libera da impalcature contro la secolarizzazione della speranza . La speranza che non guarda fuori, per cambiare il mondo, ma guarda dentro, per salvare l'uomo minacciato dal sistema-mondo.

La nuova via del '90  non prevede i volatili incontri di uguali , ma una rinnovata philia :  l'amicizia  intorno al tavolino della consapevolezza, la cura di una rinnovata coscienza dell'uomo e dei linguaggi adatti a esprimerla. Il cenacolo  di Barbara Duden a Brema. Ma anche quel maxi cenacolo che fu il CIDOC di Cuernavaca . Cenacoli  per descrivere i quali potremmo usare le parole con cui nel '70 descriveva le antiche università: «  comunità di indagine intellettuale e di endemica irrequietezza» ,« incontri insieme autonomi ed anarchici, focalizzati ma nello stesso tempo ribollenti e non pianificati» . 

E' la via che, a titolo personale , Illich ha  praticato da sempre, portando la propria eresia all'interno delle varie Università dove ha tenuto i suoi seminari extra-vaganti, « focolai eretici all'interno stesso della gerarchia».

La speranza dell'ultimo Illich  è nella forza della  relazione tra uomini interiormente liberati. Libertà dai nomi, dagli apparati materiali ma soprattutto mentali che programmano la nostra identità. Libertà dal vizio di pre-figurarsi, di pre-definire tutto. Le persone che hanno assimilato lo stile prometeico, scrive Illich '70: «non trovano più niente che le attragga nello stato di reciproca relazione »   . Coloro che sono entrati nella logica della pianificazione istituzionale sono defraudati:

[…] perché gli è stato insegnato a sostituire le aspettative alla speranza. Non avranno più sorprese , buone o cattive, dagli altri, perché gli è stato insegnato che cosa possano aspettarsi da qualunque persona che abbia ricevuto il loro stesso insegnamento. Da qualunque persona come da qualunque macchina.  

Pensiamo a quanto Illich  '70 scrive circa l'invenzione del ruolo di bambino,  « la produzione in serie della fanciullezza »  :

Crescere nella condizione di bambino significa essere condannati a un conflitto disumano tra la propria coscienza di sé e il ruolo imposto da una società che sta attraversando la propria età scolare. 

Pensiamo a quanto scrive parlando dei «programmi occulti della vita familiare»  come possibili luoghi della manipolazione istituzionale .  Puntualmente ripreso nel  1988 :

[…] l'alternativa alla scolarizzazione, affidata tra le mura domestiche ai genitori, poteva essere ancora più orribile della scolarizzazione . 

Alla fine della vita Illich narrerà dell' incontro tra il Samaritano e il Giudeo bisognoso di aiuto. In quanto Samaritano e tu mio nemico Giudeo sarebbe previsto che non ti aiutassi. Ma io guardo oltre le nostre maschere etniche e mi fermo e ti aiuto. Il Samaritano dell'ultimo Illich è l'uomo epimeteico dell'imprevedibile incontro; un incontro libero dalle categorie che automatizzano le relazioni . Incontro libero e perciò,  come scriverà l'ultimo Illich , vulnerabile e fragile , come vulnerabile e fragile  è l'uomo  acrobata sul suo filo, per riprendere la nostra immagine epimeteica.  « Riorientamento verso la sorpresa personale» . Da uomo a uomo, dal mio abisso senza nome al tuo, io ti scelgo e mi dedico a te. Ho speranza perchè credo nella nostra personale creatività, nella nostra libera scelta del bene, accettando tutti i  rischi, i tradimenti  che ciò comporta,  «l'esito imprevedibile dell'incontro personale autonomo» .

Forse non è un caso che Descolarizzare chiuda con i versi di un poeta, e con versi che parlano del  mistero , della  irripetibile  e sorprendente originalità di ognuno di noi :

Non ci sono uomini poco interessanti.
Sono i loro destini storie di pianeti.
Tutto, nel singolo destino, è singolare,
e non c'è un altro pianeta che gli somigli.

Forse Epimeteo  è un poeta. E infatti proprio la poesia è ciò che è negata al nostro cucciolo prometeico, al nostro famoso bambino di New York .

La sorpresa poetica del non programmato gli si presenta solo quando incontra lo "sporco", lo sbaglio clamoroso, il guasto: la buccia d'arancia nella cunetta, la pozzanghera per strada, lo sconvolgimento dell'ordine o di un programma, l'avaria di una macchina sono gli unici spunti che possono dare il via alla fantasia creativa.  

Franco Lorenzetti, autore della  virgola epimeteica che vedete in questi quadri, racconta di aver voluto  cacciare via la poesia dai suoi quadri, ma la poesia è tornata. Forse Franco temeva quello che nei suoi quadri comunque non c'era, la falsa poesia. La poesia , quella vera,  è una modalità religiosa dello spirito: è  paura dell'ignoto piena di amore.

Né forse è un caso che Illich abbia sentito il bisogno di mettere a lato della sua trattazione una scorta  di immagini , la più adatta a costeggiare il mistero. 

Da tempo immemorabile la dea-Terra veniva adorata sulle pendici del monte Parnaso, che era il centro e l'ombelico del mondo. Là, a Delpi ( da delphys, utero) , Gaia, sorella di Caos e di Eros, dormiva in una grotta. Suo figlio, il drago Pitone, ne sorvegliava i sogni bagnati dalla rugiada e dal chiaro di luna. 

Epimeteo sposò Pandora, colei che reca il vaso donato dagli Dei, di cui si scrisse che conteneva tutti i mali , o tutti i beni. Insomma conteneva tutto. Questo tutto fuggì da quel vaso e si dette alla terra degli uomini. Illich reinterpreta il mito identificando Pandora con la terra. Caos e Eros simboli dell'ignoto, sono i fratelli della terra. A fronteggiare l'ignoto rimase, in quel vaso, la speranza epimeteica fondata sull'  arte  religiosa di vivere e morire.

Nonostante le  "ingenuità" dei '70,  Illich  aveva già tratto  allora la sua più luminosa conclusione : 

[…] per quanto concerne la natura epimeteica dell'uomo possiamo soltanto aspettare che riemerga, non programmarla o produrla.  

 

 

 

 


1. La mentalità istituzionalizzata

Descolarizzare la società esce nel 1970 . Ivan Illich ha quarantaquattro anni. Cercherò insieme a voi di attraversare questo testo che rimarrà quale testimone dei tempi e quale  prima grande  prova del genio critico di Illich .  Un genio critico che si esercita in primo luogo , e sempre in modo ipercritico, verso se stesso.  Quasi  venti anni dopo, nel 1986, Illich bollerà come "ingenue" le opinioni di allora. Le linee di continuità tra questo testo e le successive posizioni di Illich sono tuttavia numerose e salienti.

Anni '70. Fervono i movimenti di contestazione; il malessere diffuso verso lo stato delle cose. Illich apprezza questa atmosfera,  ma non la apprezza incondizionatamente. Se l'avversario è comune, diverso è spesso il metro di analisi e l'orientamento delle soluzioni, come  nel caso della scuola, la prima delle tradizionali istituzioni  che Illich  sistematicamente contesta .

Illich non crede a programmi , per quanto radicali, di riforma dall'interno della scuola dell'obbligo ( scuole senza voti, basate su insegnamento di gruppo, metodi suadenti e libertari, sussidi audiovisivi, test per la autodeterminazione studentesca …. ). Per Illich la soluzione è una sola: azzeramento dell'istituzione. Altre devono essere le strade per l'apprendimento, tracciate da Illich con estrema chiarezza: nuove trame didattiche, centri di scambio dell'apprendimento.

Il tema portante è quello del libero e autodeterminato accesso a fonti di informazione , siano esse cose o persone. Percorsi  finalizzati non al conseguimento di diplomi ma di attestati di capacità. Il curriculum di studi è modellato dal discente, ma l'apparato organizzativo è notevole . Nel 1986 ( in Invito a una ricerca sull'alfabetizzazione laica )  Illich chiarirà  che il titolo non fu scelto da lui ma dal presidente della casa editrice; il titolo corretto sarebbe stato non Descolarizzare la società bensì   "deistituzionalizzare la scuola" . 

Sono previsti:  « dispositivi amministrativi, tecnologici e soprattutto giuridici » 

Sono previste figure di  educatori professionali che gestiscono tutti i passaggi delle nuove modalità:  i funzionari didattici che curano la creazione e il funzionamento delle reti educative; i  consulenti pedagogici cui spetta di orientare genitori e ragazzi nella composizione del percorso e  ai quali è richiesta una conoscenza dell' "apprendimento umano" ; gli iniziatori didattici, maestri o guide dotati di « disciplina e  immaginazione intellettuali superiori » , iniziatori a "consapevolezza critica" nell'approccio alle discipline prescelte , agli oggetti di studio. 

Le trame didattiche rendono disponibili  "4 risorse" : assortimento degli uguali ; servizi per la consultazione di oggetti didattici ; centrali delle capacità per l'accesso a informatori umani;  elenchi  degli educatori professionali.

Non ci interessa qui giudicare, col senno di poi, la praticabilità e  utilità della smobilitazione e ri-organizzazione totale. Illich stesso abbandonerà questa strada.

Ciò che rimarrà dagli anni '70 al 2000, dal primo all'ultimo Illich,  è l'impianto  concettuale della critica, le sue motivazioni antropologiche . 

Intendo affrontare una questione generale : la definizione reciproca della natura dell'uomo e della natura delle istituzioni moderne […]  

Principale oggetto della critica è per Illich la mentalità scolarizzata, come in seguito saranno la mentalità medicalizzata, la mentalità terapizzata, altrettante varianti di un' unica mentalità istituzionalizzata, in senso lato: « […] trasferimento di responsabilità dall'individuo all'istituzione »  . Istituzionalizzazione dei valori.

Con "valore"  Illich intende ciò che una persona vuole ottenere, e reputa giusto ottenere, ad esempio l'apprendimento. In seguito Illich abbandonerà la parola valore, troppo compromessa con l'ambito economico e statistico, e la sostituirà con la parola "bene".

La mentalità istituzionalizzata,  in questo caso scolarizzata , rivendica alla scuola dell'obbligo il monopolio dell' apprendimento. L'apprendimento , il fine, è identificato con un mezzo istituzionale.

Sappiamo che Illich svilupperà questo tema dei monopoli , poi chiamati monopoli radicali.  C'è monopolio quando la soddisfazione di un bisogno sia ottenibile solo tramite una certa prestazione. Questo produce sacche di  povertà modernizzata dove sono collocati tutti coloro che da quella prestazione sono esclusi. In seguito Illich userà il termine  "scarsità".

 In Messico è povero chi non ha fatto tre anni di scuola, a New York chi non ne ha fatti dodici.  

Contemporaneamente Illich rileva come il monopolio programmatico della scuola sia nei fatti smentito. L'assioma monopolistico non tiene conto che «  quasi tutto ciò che sappiamo lo abbiamo imparato fuori della scuola  ». 

L'analisi di questa non coincidenza tra monopolio programmatico e monopolio reale sembra dirci che ogni monopolio radicale è in realtà condannato ad essere, pur se in misura variabile, un monopolio parziale. Il monopolio dei trasporti, in quanto auto privata ad alta velocità canalizzata sulla rete autostradale, non arriva ad azzerare tutti i diversi tipi di locomozione nelle nostre vite. Ricordiamo che per Illich è alta velocità sopra i  40 chilometri orari.

«  Accettare il servizio al posto del valore » . Illich usa  anche la parola "servizio"; e la usa  in senso lato: la prestazione fornita dalle classiche istituzioni , appunto la scuola, o da servizi propriamente detti, servizi sanitari, sociali, di volontariato, per concludere a quell'universo illimitato che sono i servizi  commerciali e relativi consumi , il settore oggi in vertiginosa espansione  , a coprire bisogni materiali e soprattutto  bisogni immateriali    quali lo svago  o il benessere o l'equilibrio psicologico.

La mentalità istituzionalizzata comprende dunque sia servizi statalizzati che privati. Addirittura quello che in seguito Illich chiamerà self-help o autostupro. La professionalizzazione del cliente. Faccio mie e applico le istruzioni per l'uso di me stesso. E comprende i servizi gratuiti come i servizi a pagamento. Illich  non demonizza, nelle sue non-scuole, l' incentivazione economica e rifiuta per converso anche una scuola pubblica totalmente gratuita, ad esempio una scuola socialista di regime.

2. L'asse istituzionale e l'ethos consumistico

Illich passa in rassegna il mondo  dei servizi disponendolo lungo un' asse istituzionale. Un' asse che, negli  anni '80, ritroveremo espressa nell'asse homo vernacularis-homo oeconomicus.

A destra  dell'asse Illich pone gli pseudoservizi pubblici o istituzioni manipolatrici. Non solo scuole, carceri, manicomi, orfanatrofi, ospizi ma pompe funebri, sindacati, chiese, sanità, commerci…media…autostrade. A sinistra le istituzioni conviviali o  pubbliche . Telefoni, metropolitana, posta, mercati pubblici, fogne, acqua potabile, parchi, marciapiedi … 

Quali sono i parametri in base ai quali  distinguere  i due tipi di istituzioni ?

Un primo parametro: spontanea adesione per  le istituzioni conviviali. Adesione imposta per le manipolatrici. Ciò significa non solo metodi coercitivi e normativi, ma anche presenza di propaganda  o pubblicità. La pubblicità svolge la stessa funzione della propaganda e dell'istruzione di regime. Un conto è mettere  in vendita il mio pollo al mercato un conto è  cercare di trasformare tutti gli esseri umani in consumatori compulsivi di polli . Illich parla di "assuefazione sociale", escalation dell'offerta, un' offerta sempre più martellante, invasiva. 

Un secondo parametro, strettamente collegato al primo è : autolimitazione proporzionale del consumo per le istituzioni conviviali. Consumismo per le istituzioni manipolatrici. Le istituzioni manipolatrici prevedono  escalation nel consumo, "assuefazione psicologica", aumento progressivo della dose. Ethos consumistico. «  Tutta una società viene iniziata al mito del consumo illimitato di servizi. »   , «  contatti programmabili tra ogni individuo e ciò che gli sta intorno ». 

L'ideale contemporaneo è un mondo totalmente asettico, dove ogni contatto tra gli uomini , o tra gli uomini e il loro ambiente, sia frutto di previsioni e manipolazioni .  

lllich fornisce l'esempio del bambino di New York, quel tipo di bambino diventato esempio per ogni bambino del mondo. Nelle strade di New York,  scrive Illich, il nostro famoso bambino:

[…] non tocca mai niente che non sia stato scientificamente elaborato, fabbricato e venduto a qualcuno […] Persino i desideri e le paure sono plasmati dalle istituzioni […] Tutto ciò che c'è di buono è il prodotto di qualche istituzione specializzata […] Persino la sua fantasia è stimolata a produrre fantascienza […] l'uomo il quale sa che tutto quanto è richiesto viene prodotto , ben presto finisce per aspettarsi che niente di ciò che viene prodotto possa non essere richiesto[...] Non andare dove si può andare sarebbe sovversivo. (sottolineato ns.).

E' questo un  passaggio decisivo per comprendere il nostro Absurdistan, la nostra « capacità di perseguire obiettivi assurdi ». E' all'opera quello che potremmo chiamare processo di permutabilità tra domanda e offerta.  1° fase: ci abituiamo a pensare che tutto ciò che riempie le nostre vite debba essere istituzionalmente pianificato e fornito.  2° fase:  ci abituiamo a pensare che tutto ciò che è fornito debba essere accettato. Di più . Desiderato. Effetto feed-back. La domanda genera l'offerta e l'offerta genera la domanda , l'illusione del bisogno e la rivendicazione di un diritto.

Illich esprime questa tematica anche attraverso un' opposizione simbolica, la coppia mitologica Prometeo-Epimeteo. Tra i due, come sappiamo, il fratello celebre è Prometeo, il titano delle grandi imprese a favore  dell' umanità, punito dagli dei per la sua arroganza; Illich inserisce la figura di Prometeo per  simboleggiare questo «  consumare prodotti istituzionali » secondo un principio di escalation illimitata: « l'atto di Prometeo portato all'estremo » ,  l'illusione prometeica.

Le paradossali  ricadute  delle scelte  del  super uomo prometeico sono, secondo Illich : impotenza psicologica, dipendenza, frustrazione. Ecco il terzo  e fondamentale parametro di distinzione delle istituzioni manipolatrici. Le  istituzioni manipolatrici sono  foriere di intossicazione.

Servizi esproprianti : un servizio espropriante  atrofizza  le nostre facoltà umane anziché potenziarle. Il servizio espropriante ci meccanicizza, ci automatizza, sostituisce se stesso a noi. Illich usa l'espressione " Messia meccanico" . «  Il graduale "sottosviluppo" della fiducia in se stessi »  .

Qualcosa di simile sostenne Günter Anders,  parlando dell'orgoglio prometeico tramutato in vergogna prometeica . Rispetto alla perfezione della macchina l'uomo sarà sempre un complessato. Giuseppe Riccardi, il super tecnico che fa parlare i computer, sostiene con orgoglio che « ormai ci sono persone che hanno una qualità della voce decisamente inferiore a quella dei computer ».

Si aprirebbe qui un interessante contenzioso con i paladini dello sviluppo economico e dell'economia dei servizi, il cui risvolto è  proprio il sottosviluppo antropologico. E verrebbe da chiedersi se questo uomo minor , coltivato dalle scelte del super uomo prometeico, non possa esserne la faccia segreta, la vera faccia, insicura e impotente.

 E' in gioco «  la natura stessa della vita umana »   . « Dobbiamo ora guardare in faccia la realtà: è l'uomo stesso che è in gioco » .

Illich qui non usa mezzi termini.  I signori della guerra, scrive:

[…] si limitano a uccidere dei corpi, mentre la scuola […] ne conduce molti  a una sorta di suicidio spirituale. 

«  Gli obiettivi delle istituzioni contraddicono infatti continuamente i loro prodotti  » . E' il concetto che più tardi sarà teorizzato da Illich come controproduttività. Nel caso della medicina ciò si chiamerà iatrogenesi , malattia indotta dalla cura stessa , non solo malattia clinica, ma anche malessere sociale,  alienazione culturale.

3. Reti  e sistemi

Illich  '70 introduce il concetto di "rete". Termine a noi oggi sempre più familiare, anzi,  il nostro mito epocale. Rete è  un  servizio a struttura  diffusa, ramificata, capillare. lllich usa il termine rete pur preferendo la parola "trame" perché "rete" è parola, scrive: « degradata dall'uso corrente » " , ed è parola ambigua . Questa ambiguità terminologica  rimanda ad una bivalenza delle strutture reticolari.

Rete può essere  una trappola, un "intrappolamento" (cadere nella rete) ovvero, destra dell'asse:   « canali adibiti alla somministrazione di materiali selezionati da altri a scopo di addottrinamento, istruzione o divertimento»  . Queste reti sono sovrastrutture piene, pesanti,  che condizionano i loro fruitori .

Rete può essere una struttura di accesso reciproco. Sinistra dell'asse. Istituzioni conviviali: « strumenti tecnologici che facilitano l'incontro »  . Istituzioni che rendano  «veramente universali , e quindi totalmente educative , le libertà di parola, di riunione, di stampa »   . Le  reti conviviali  sono foriere di sviluppo personale  , di  azione, partecipazione e autonomia.

Forse, più che l'immagine della rete , dovremmo in questi casi usare quella della catena umana. La catena è fatta dai singoli uomini che si porgono la mano. Non c'è una sovra-struttura emergente , un medium , o se c'è è leggera, minima, il più possibile vuota , come i vecchi telefoni.

La distinzione tra i due tipi di rete andrebbe attentamente applicata al web per capire se si tratti di una rete vuota , leggera, discreta, libertaria, o invece di una rete piena, pesante, invasiva, condizionante.

Illich  '70  raccomanda le reti  conviviali  per l' apertura di orizzonte che esse consentono. Sono gli anni della cultura on the road . Non scordiamoci come Illich ha vissuto, da nomade cosmopolita, da intellettuale sempre in transito tra paesi fisici e mentali, libri e persone.  

Le grandi religioni hanno sempre riconosciuto l'importanza di questi incontri in terre lontane, e per mezzo di essi i fedeli hanno sempre trovato la libertà: i pellegrinaggi, il monachesimo, lo scambio di aiuti tra i templi e i santuari […]    

Illich prende posizione forse per la prima volta in merito all' assetto delle società organiche di un tempo e alle " comunità locali" . E lo fa per apprezzarle e al tempo stesso per liquidarle. 

Per l'istruzione casuale  non si può più tornare alle forme che assumeva l'apprendimento nei villaggi o  nelle città del Medio Evo. La società tradizionale era sostanzialmente una serie di cerchi concentrici di strutture significanti […] Nel villaggio , il linguaggio, l'architettura, il lavoro, la religione e le tradizioni familiari erano tra loro in armonia, si giustificavano e si rafforzavano a vicenda. Crescere all'interno di una di queste strutture significava crescere anche nelle altre.   

Nella moderna società metropolitana invece l' uomo: « deve imparare a trovare un significato nelle numerose strutture con le quali ha soltanto un rapporto marginale » . La dis-organicità frantumata della vita metropolitana è letta qui come una potente occasione formativa, conoscitiva. « Chi si frequenta sin dall'infanzia  » può essere meno stimolante  di chi non ha vissuto nella stessa comunità  fisica. Illich sottolinea l' « aspetto liberatorio della vita urbana », la «  possibilità per una persona  di partecipare simultaneamente a diversi gruppi di uguali » .  Con gruppi di uguali o assortimento degli uguali Illich intende gruppi di persone che si incontrano per discutere di un comune particolare interesse : libro, film, disco, articolo.

Illich liquida ogni « tentativo protezionistico di far risorgere il quartiere come unità culturale »   e ci descrive certe nostalgie localistiche:

C'è chi si turba sinceramente dinanzi alla proposta di facilitare incontri ad hoc che non affondino le loro radici nella vita di una comunità locale. E c'è chi si ribella alla proposta di usare un computer per classificare e assortire gli interessi indicati dagli utenti. Non è possibile, dicono, mettere assieme la gente in un mondo così impersonale. Un'indagine comune deve essere radicata in una storia di esperienze condivise a molti livelli e sgorgare da queste esperienze: per esempio , dallo sviluppo delle istituzioni di quartiere. Capisco queste obiezioni ma […] 

- Ma è Illich questo ? - si chiederanno coloro che nell' Illich anni '80, grande studioso delle culture vernacolari, hanno voluto leggere ciò che non è, un restauratore del localismo. L'ultimo Illich non canterà il localismo vecchio stampo, legato a un ethos particolare. Ma nemmeno si riconoscerà in queste sue soluzioni anni '70, dove i luoghi di incontro possono essere luoghi impersonali , forniti da varie categorie per fine di lucro ( ristoranti, grandi magazzini, ferrovie…) e  dove l'incontro può essere qualcosa di occasionale, senza un prima né un dopo.      

L'ultimo Illich, come diremo,  canterà invece le atmosfere irripetibili di luoghi reali, personali, come la casa di Barbara Duden a Brema,  in cui gruppi aperti, eterogenei, cosmopoliti,  fondano una continuità, comunità di ricerca. 

Illich '70 impiega inoltre la sinonimia tra rete e  "sistema", applicando questo termine,  in senso lato e neutro, sia alle reti manipolatrici che a quelle conviviali . Ma per l'ultimo Illich un  "sistema conviviale" suonerebbe  probabilmente come un ossimoro. Subentrerà infatti un concetto specifico e negativo di  sistema, distinto dal concetto di strumento. Lo strumento puoi prenderlo o lasciarlo. E' un tuo supporto materiale. Il sistema invece ti ingloba stabilmente. Tu sei l'applicazione, la protesi umana del sistema.

Pensiamo al sistema dei nuovi partner elettronici integrati, che quanto più diventano multifunzionali e interattivi  (l'interattività è un altro grande mito epocale) tanto più rischiano di inglobare la nostra esistenza alla loro. Telefoni, scrivi lettere, contatti  gente, vedi film, scarichi musica, sfogli il giornale, leggi libri, fai acquisti, metti la sveglia, segui lezioni universitarie , ti fai guidare nel raggiungimento di luoghi, ristoranti, persone…e in mezzo a tutto ciò consumi pubblicità, come un bravo servo del regime. Il consumista tecnologico riduce la vita a un piccolo schermo.  E se perde il suo schermo è un uomo finito. Tra le tante assurdità di sistema si sta pensando di collegare anche i frigoriferi. I così detti frigoriferi intelligenti. Food tracking system . Sistema di riconoscimento dei cibi. Tramite un collegamento a Internet il vostro super frigo sa cosa c'è al suo interno e ne riconosce la data di scadenza. Il frigo sempre più sveglio mentre tu diventi poco a poco un cretino. Dal superfrigo all' "aiutante casalingo": dieci milioni di euro destinati dalla Comunità europea al Progetto Lirec , acronimo per Living withs robots and interacting companions - vivere coi robot e compagni interagenti.    Creare "una personalità simile a quella umana" per gli strumenti tecnologici , compresi computer e cellulari. Si vagheggia uno:

[…] spirito della casa , ovvero un'entità in costante monitoraggio di tutto quanto avviene dentro alle pareti domestiche 24 ore su 24 , capace di controllare che […] la lavanderia sia stata fatta, che il frigo sia pieno, che i bambini abbiano fatto i compiti e non si facciano male rotolando dalle scale , che il nonno abbia preso la pillola , che il cibo sia in tavola a una determinata ora e via dicendo.

L'aiutante è sempre più sveglio mentre tu diventi poco a poco un cretino. Ma anche: microchip innestati negli abiti per fornirci istruzioni circa ciò che dobbiamo svolgere nell’arco della giornata. Oppure, in Kerala, avvisi  automatici di preghiera, un numero per prayers-alert , con opzione multi religiosa  : induista, musulmana, cristiana. Alla fine c'è il microchip nella testa, si pensa allo scaricamento di pacchetti di informazioni nel cervello.

Applicando retrospettivamente  la dicotomia sistema-strumento all' asse istituzionale descritta in Descolarizzare , potremmo dire che le reti conviviali mantengono lo status di strumento. Mentre le reti manipolatrici  preparano l'avvento dei sistemi e alcune già sono sistema.

4. Prometeo /Epimeteo:   aspettativa/ speranza

La speranza concentra il desiderio su una persona dalla quale attendiamo un dono. L'aspettativa attende soddisfazione da un processo prevedibile, il quale produrrà ciò che è nostro diritto pretendere. Oggi l'ethos prometeico ha messo in ombra la speranza. La sopravvivenza della specie umana dipende dalla sua riscoperta come forza sociale. 

Questa citazione merita di essere attentamente considerata. Troviamo qui il  nucleo fondamentale della polarità  Prometeo/Epimeteo,  centrato sulla  polarità aspettativa/speranza.

Il moderno Prometeo, colui che vede prima, è per Illich colui che è in grado di pre-vedere automaticamente gli effetti tramite l'esatta conoscenza e programmazione  delle cause. Rispetto a questi effetti Prometeo ha aspettative. Ogni prestazione garantisce  il suo effetto. - Soddisfatti o rimborsati - . Prometeo è l'uomo che rinuncia alla libertà in cambio della sicurezza, che rinuncia alla sorpresa  in cambio del controllo, che rinuncia alla capacità creativa in cambio delle "ingegnerie esistenziali" che gli garantiranno  automaticamente tutto. In questa ottica le leggi della meccanica « governano gli accadimenti fisici , sociali e psicologici »   . Il massimo sarà arrivare a concepire il nostro amare godere soffrire come un certo tipo di prestazione dei nostri neuroni. Il controllo dei neuroni ci assicurerà la vita emotiva che vogliamo.

[…] l’intervento consiste nell’impianto, a livello del collo, di un elettrodo intorno al nervo vago, connesso con uno stimolatore di piccole dimensioni ( tipo pace-maker ) posizionato nel petto. Il macchinario somministra  delle stimolazioni nervose , non al cuore ma al nervo vago, che modificano il funzionamento di quelle parti del cervello che gestiscono il tono dell’umore […] l’intensità e la frequenza degli stimoli viene regolata dall’esterno con una specie di telecomando. 

Niente cattive sorprese significa però anche niente belle sorprese. E un mondo senza sorprese è il mondo della noia mortale.

Epimeteo, colui che vede dopo, è la causa dei suoi frutti, non è solo il programmatore dei processi  che automaticamente li produrranno . Epimeteo ha la speranza. Crede - spera - nel sorprendente sviluppo delle proprie e altrui facoltà.

Prometeo è il conformista che si affida alla dismisura tecnologica , istituzionale. Epimeteo è  la proporzionalità attiva tra tecnica e abilità, l'anticonformista che si riprende in mano la vita. E' l'uomo che si sconnette , che pratica la gioiosa liberazione  dalle sue dipendenze.
 
L'ultimo Illich svilupperà questo tema della proporzionalità, del senso proporzionale o  senso armonico . Alla luce dell'ultimo Illich  potremmo interpretare Epimeteo come colui che esercita il suo senso armonico , colui che sa, volta a volta,  le appropriate  proporzioni tra le varie componenti umane. Natura, cultura, tecnologia, arte, scienza, religione… La libertà epimeteica è elaborazione creativa di sé,  nella consapevolezza delle soglie di tolleranza  proporzionale da cui non si può prescindere se non sfasciando l'uomo . 

Vorrei sviluppare tutto ciò in un'immagine. Epimeteo è acrobata , Epimeteo è l'uomo in bilico su un filo teso sull'abisso, e per non precipitare si affida al proprio senso dell'equilibrio, e se precipita, a causa di un colpo di vento, di un capogiro,  a volte riesce a rimbalzare , affidandosi alla propria plasticità, a volte il caso lo aiuta e cade su un morbido nido di aquile,  o in un fiume.  Dall'altra parte del filo qualcuno lo attende cantando canzoni d'amore.  

Prometeo inventa invece complesse imbracature per non precipitare, e se dovesse precipitare  è pronto un sistema di bracci meccanici per il recupero in volo, e se non dovesse essere recuperato, è pronto un sistema di reti imbottite per attutire il colpo.

Epimeteo è nudo e leggero. Respira sul suo filo.

Prometeo è appesantito dall'imbracatura, procede come un robot e non si gode il paesaggio. All'arrivo lo attende un braccio meccanico che lo condurrà al programma di riabilitazione da stress.

Epimeteo non è l'uomo naturale contrapposto a quello razionale o evoluto. L'uomo naturale non esiste. L'uomo naturale è un animale. Si tratta piuttosto di  due diversi modelli di civiltà.

Qual' è l'uomo della vera civiltà ? E' questa la nostra domanda.

Epimeteo è l'uomo che ha inventato il filo teso sull'abisso, per passare da una parte all'altra delle sue montagne,  e che si è esercitato all'arte raffinata  dell'equilibrio e del rimbalzo. Dove serve un artista, o un acrobata, insomma un uomo, Prometeo inventa un complesso sistema meccanico che risparmia all'uomo la fatica e il piacere dell'essere uomo , gli risparmia ogni rischio e lo rende incapace e annoiato ( per riprendersi va a fare sport estremi , cioè grida : ridatemi quel filo sull'abisso senza reti).     

Epimeteo è anche la creatura raffigurata nel polittico appeso in questa stanza. Elementi primordiali. Forme in moto, appena uscite dal caos. E su tutte danzante quell’uomo epimeteico. Quella poetica virgola umana che comprende il  proprio posto e modo nel creato.

5.  Manipolazione totale

Ma, a proposito di speranza e aspettative,  accompagniamo ancora il nostro Illich nei lontani anni  '70 . Rispetto all' inganno prometeico trionfante Illich registra un' insofferenza diffusa. La lista delle controproduttività è lunga. La lotta contro la povertà fa aumentare i poveri, la guerra i conflitti, l'assistenza tecnica il sottosviluppo, il traffico gli ingorghi…la legge del libero mercato e l'abbondanza di beni aumentano la sperequazione sociale, lo sfruttamento delle materie prime comporta l'esaurimento del pianeta, l'agricoltura intensiva l'impoverimento del suolo…..

 La «rivoluzione delle crescenti aspettative» è , per Illich, un eufemismo per dire  «la crepa sempre più larga delle speranze  frustrate ». 

Lo stato d'animo dei giorni in cui viviamo è propizio a una svolta fondamentale nella ricerca di un futuro che sia aperto alla speranza. 

Illich vede un positivo segno dei tempi nella  " controcultura", coloro che si pongono:

[…] fuori della società ufficiale, seguendo le orme di quegli hippies e dropouts che furono i fraticelli medioevali e gli Alunbrados della Riforma.  Altri […] si assoggettano al rituale accademico cercando tuttavia di aiutarsi reciprocamente a condurre una vita integra. Formano, per così dire, dei focolai eretici all'interno stesso della gerarchia. 

Illich  conta sulla consapevolezze dell' élite epimeteica, quella minoranza emergente che traccia la strada  :

Appartengono a essa individui di ogni classe, reddito, fede e civiltà [...] la minoranza emergente critica il deus ex machina scientifico […]e comincia a dar forma al proprio sospetto che le nostre continue illusioni ci leghino alle istituzioni contemporanee come le catene legavano Prometeo alla roccia. Una fiducia piena di speranza e l'ironia classica (eironeia) devono allearsi per denunciare l'inganno prometeico.   

Ma Illich, da buon realista ,  registra anche la presenza di vaste forze di reazione:

Vasti strati della popolazione guardano però allarmati questi mistici ed eresiarchi moderni, perché minacciano l'economia consumistica , i privilegi democratici e l'immagine che l'America ha di se stessa .  

E oggi non si tratta più dell'America sola. Günter Anders sosteneva che per il  nostro sistema   meglio molti ladri che un solo asceta.

Per quanto concerne in particolare la scuola,  Illich '70 prevede l' imminente descolarizzazione della società. La  descolarizzazione, nella forma prevista da Illich, non c'è stata . Dirà Illich nel 1988, conversando con David Cayley: « Mi sbagliavo. Non pensavo che così tante persone fossero disposte a tollerare un'assurdità simile» . E ammette: « Oggi comunque il mio interesse si appunterebbe su questioni del tutto differenti » .   

 […] fissando la mia attenzione sugli indesiderati effetti collaterali della scolarizzazione obbligatoria , mi era sfuggito il fatto che la funzione educativa stava già emigrando dalle scuole […].  
 
Illich è stato viceversa buon analista quando ha segnalato due possibili e opposti esiti della descolarizzazione. Di questo processo di descolarizzazione (inevitabile "smantellamento") Illich '70 scrive:

[…] sarebbe opportuno cercare di orientarlo in una direzione promettente, dal momento che potrebbe ancora attuarsi in due maniere diametralmente opposte. 

Non basta mutare « gli strumenti disponibili per l'apprendimento», occorre mutare anche «gli atteggiamenti verso la crescita [...] la qualità e la struttura della vita quotidiana»  . Senza questo cambiamento verso una nuova prospettiva epimeteica il rischio indotto dalla descolarizzazione è una metastasi. La casta degli educatori può insinuarsi nel nuovo sistema di apprendimento diffuso e  strumentalizzarlo a vecchi principi prometeici. La manipolazione esce dal recinto scolastico, il recinto della manipolazione programmata, e si sparge a macchia d'olio in tutte le sfere della società. Illich parlerà di  manipolazione totale o aula universale . Rispetto alla società della  manipolazione totale potremmo allora rimpiangere: « quella tenue parvenza di indipendenza critica che oggi la scuola umanistica fornisce se non altro ad alcuni dei suoi allievi » .

Oggi so che molto più importante della de-istituzionalizzazione delle scuole è il capovolgimento delle tendenze che fanno dell'educazione un bisogno impellente, anziché un dono della libertà e dell'ozio. Cominciai a temere che la de-istituzionalizzazione della chiesa dell'istruzione avrebbe portato a un fanatico  ritorno di forme di educazione deteriori.  

Illich dunque ha esattamente intravisto la natura del pericolo epocale, quel pericolo di manipolazione totale che, negli anni '90, è diventato il  male dei tempi.  La società  si è descolarizzata in una forma più subdola, mantenendo in piedi l' istituzione scolastica. La scuola è rimasta in piedi ma come sta in piedi un animale impagliato. Intorno alla scuola desautorata si è realizzata la manipolazione totale temuta da Illich.

[…] l'obbligo non sarebbe più definito per legge, ma verrebbe imposto grazie a trucchi d'altro genere come quello di far credere alle persone che possono imparare qualcosa dalla televisione o di costringerle a frequentare corsi di formazione sul lavoro , o di spingerle a pagare cifre  anche considerevoli di denaro allo scopo di apprendere come migliorare il proprio rapporto con gli altri, come essere maggiormente sensibili , come saperne di più sulle vitamine di cui abbiamo bisogno, come diventare astuti e così via. 

 […] popolazione inebetita, una popolazione "istruita" , intellettualmente pretenziosa come non ne abbiamo mai viste prima. Gli ultimi cinquanta anni d' intensa diffusione della scolarizzazione - in america come in Europa- hanno creato consumatori di televisione. 

 Già nel 1978  Illich metteva in guardia da quel linguaggio uniforme - uniquack , uniforme starnazzare - rinvenibile nel linguaggio dell'annunciatore televisivo, del comico che si esibisce alla Tv, dell'insegnante succube dei testi scolastici, del cantante di rime preconfezionate, del presidente i cui discorsi sono opera di uno scrittore-fantasma. 

Cosa è accaduto ? Scriveva Illich nel '70:  « Il futuro dipende dalla nostra capacità di scegliere istituzioni che favoriscano una vita attiva»    . Ma la scelta è stata un'altra. Ha prevalso la polarità destra dell'asse, quella delle istituzioni manipolatrici  e dei sistemi. La polarità dell'aspettativa.  E nel frattempo la natura delle nostre aspettative è cambiata. Le aspettative ideologiche, politiche hanno ceduto. Le masse mondiali si stanno arrendendo alla forma post-ideologica, post-politica, post-moderna dell'aspettativa. E' la società dell' intrattenimento e dell'assistenza totale. Siamo sempre sotto tutela, in affido di qualche esperto. E l'esperto è destinato a diventare sempre più robotico. All'approssimarsi  del nuovo millennio Illich incrocerà questo tema del post-umano, ma ciò è materiale per un altro seminario.

6. La nuova via

Nel '70  Illich si preoccupava di « precisare con estrema concretezza» come potrebbero tecnicamente funzionare i servizi alternativi.

Nei '90 abbandona ogni velleità riformistica e mette al centro il rinnovamento interiore, presupposto di ogni altro. La via era comunque già tracciata in quel primo testo.  Se, da un lato, Illich concepiva interventi strutturali, dall'altro si chiedeva che cosa rallentasse il  processo di rinnovamento . La riposta fu: mancanza di immaginazione, di un linguaggio appropriato, di un interesse personale illuminato .

Proprio qui può riaprirsi , per Illich '90, la strada della speranza. Nello spazio liberato dal crollo delle aspettative ideologiche della modernità, prima che le nuove aspettative  della post modernità ci colonizzino, possiamo ritrovare la speranza come forza radicale.  La speranza libera da impalcature contro la secolarizzazione della speranza . La speranza che non guarda fuori, per cambiare il mondo, ma guarda dentro, per salvare l'uomo minacciato dal sistema-mondo.

La nuova via del '90  non prevede i volatili incontri di uguali , ma una rinnovata philia :  l'amicizia  intorno al tavolino della consapevolezza, la cura di una rinnovata coscienza dell'uomo e dei linguaggi adatti a esprimerla. Il cenacolo  di Barbara Duden a Brema. Ma anche quel maxi cenacolo che fu il CIDOC di Cuernavaca . Cenacoli  per descrivere i quali potremmo usare le parole con cui nel '70 descriveva le antiche università: «  comunità di indagine intellettuale e di endemica irrequietezza» ,« incontri insieme autonomi ed anarchici, focalizzati ma nello stesso tempo ribollenti e non pianificati» . 

E' la via che, a titolo personale , Illich ha  praticato da sempre, portando la propria eresia all'interno delle varie Università dove ha tenuto i suoi seminari extra-vaganti, « focolai eretici all'interno stesso della gerarchia».

La speranza dell'ultimo Illich  è nella forza della  relazione tra uomini interiormente liberati. Libertà dai nomi, dagli apparati materiali ma soprattutto mentali che programmano la nostra identità. Libertà dal vizio di pre-figurarsi, di pre-definire tutto. Le persone che hanno assimilato lo stile prometeico, scrive Illich '70: «non trovano più niente che le attragga nello stato di reciproca relazione »   . Coloro che sono entrati nella logica della pianificazione istituzionale sono defraudati:

[…] perché gli è stato insegnato a sostituire le aspettative alla speranza. Non avranno più sorprese , buone o cattive, dagli altri, perché gli è stato insegnato che cosa possano aspettarsi da qualunque persona che abbia ricevuto il loro stesso insegnamento. Da qualunque persona come da qualunque macchina.  

Pensiamo a quanto Illich  '70 scrive circa l'invenzione del ruolo di bambino,  « la produzione in serie della fanciullezza »  :

Crescere nella condizione di bambino significa essere condannati a un conflitto disumano tra la propria coscienza di sé e il ruolo imposto da una società che sta attraversando la propria età scolare. 

Pensiamo a quanto scrive parlando dei «programmi occulti della vita familiare»  come possibili luoghi della manipolazione istituzionale .  Puntualmente ripreso nel  1988 :

[…] l'alternativa alla scolarizzazione, affidata tra le mura domestiche ai genitori, poteva essere ancora più orribile della scolarizzazione . 

Alla fine della vita Illich narrerà dell' incontro tra il Samaritano e il Giudeo bisognoso di aiuto. In quanto Samaritano e tu mio nemico Giudeo sarebbe previsto che non ti aiutassi. Ma io guardo oltre le nostre maschere etniche e mi fermo e ti aiuto. Il Samaritano dell'ultimo Illich è l'uomo epimeteico dell'imprevedibile incontro; un incontro libero dalle categorie che automatizzano le relazioni . Incontro libero e perciò,  come scriverà l'ultimo Illich , vulnerabile e fragile , come vulnerabile e fragile  è l'uomo  acrobata sul suo filo, per riprendere la nostra immagine epimeteica.  « Riorientamento verso la sorpresa personale» . Da uomo a uomo, dal mio abisso senza nome al tuo, io ti scelgo e mi dedico a te. Ho speranza perchè credo nella nostra personale creatività, nella nostra libera scelta del bene, accettando tutti i  rischi, i tradimenti  che ciò comporta,  «l'esito imprevedibile dell'incontro personale autonomo» .

Forse non è un caso che Descolarizzare chiuda con i versi di un poeta, e con versi che parlano del  mistero , della  irripetibile  e sorprendente originalità di ognuno di noi :

Non ci sono uomini poco interessanti.
Sono i loro destini storie di pianeti.
Tutto, nel singolo destino, è singolare,
e non c'è un altro pianeta che gli somigli.

Forse Epimeteo  è un poeta. E infatti proprio la poesia è ciò che è negata al nostro cucciolo prometeico, al nostro famoso bambino di New York .

La sorpresa poetica del non programmato gli si presenta solo quando incontra lo "sporco", lo sbaglio clamoroso, il guasto: la buccia d'arancia nella cunetta, la pozzanghera per strada, lo sconvolgimento dell'ordine o di un programma, l'avaria di una macchina sono gli unici spunti che possono dare il via alla fantasia creativa.  

Franco Lorenzetti, autore della  virgola epimeteica che vedete in questi quadri, racconta di aver voluto  cacciare via la poesia dai suoi quadri, ma la poesia è tornata. Forse Franco temeva quello che nei suoi quadri comunque non c'era, la falsa poesia. La poesia , quella vera,  è una modalità religiosa dello spirito: è  paura dell'ignoto piena di amore.

Né forse è un caso che Illich abbia sentito il bisogno di mettere a lato della sua trattazione una scorta  di immagini , la più adatta a costeggiare il mistero. 

Da tempo immemorabile la dea-Terra veniva adorata sulle pendici del monte Parnaso, che era il centro e l'ombelico del mondo. Là, a Delpi ( da delphys, utero) , Gaia, sorella di Caos e di Eros, dormiva in una grotta. Suo figlio, il drago Pitone, ne sorvegliava i sogni bagnati dalla rugiada e dal chiaro di luna. 

Epimeteo sposò Pandora, colei che reca il vaso donato dagli Dei, di cui si scrisse che conteneva tutti i mali , o tutti i beni. Insomma conteneva tutto. Questo tutto fuggì da quel vaso e si dette alla terra degli uomini. Illich reinterpreta il mito identificando Pandora con la terra. Caos e Eros simboli dell'ignoto, sono i fratelli della terra. A fronteggiare l'ignoto rimase, in quel vaso, la speranza epimeteica fondata sull'  arte  religiosa di vivere e morire.

Nonostante le  "ingenuità" dei '70,  Illich  aveva già tratto  allora la sua più luminosa conclusione : 

[…] per quanto concerne la natura epimeteica dell'uomo possiamo soltanto aspettare che riemerga, non programmarla o produrla.  

 

 

 

 

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